In primo piano

Quando lo spettro del complottismo entra nello spogliatoio

Ogni volta che il sistema in cui viviamo subisce cambiamenti strutturali importanti dovuti a sconvolgimenti storici o sociali, come le crisi economiche, le epidemie o le guerre, il sistema di pensiero del complottismo tende a fare il suo ingresso.

“Secondo i politologi Joseph Uscinski e Joseph Parent i due più alti picchi di complottismo dell’era moderna sono avvenuti alla fine dell’Ottocento, durante la rivoluzione industriale, e alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in concomitanza con l’inizio della Guerra Fredda”, scrive Diego Polani. In concomitanza con eventi che causano un incontrollabile aumento di caos, le teorie complottiste diventano un modo grottesco e semplicistico per mettere ordine in una realtà percepita come temibile minaccia. In altri termini, in presenza di vuoti di conoscenza, coloro che non riescono a sopportare l’incertezza possono decidere di rifugiarsi nella mentalità complottista per sopportare una situazione emotiva altrimenti insostenibile.

Attualmente, ad esempio, la pandemia ha sconvolto a tal punto le vite di tutti noi, da rendere possibile che alcune tra le persone meno attrezzate si siano rifugiate in una sorta di mondo parallelo in cui pregiudizi e false credenze hanno apparentemente rappresentato un porto sicuro rispetto alla paura scatenata dal dilagare dell’incertezza, che al contrario permeava, in parte, il mondo scientifico.

“Come spiegano alcuni studi psicologici”, prosegue Polani nel suo interessante articolo, “tra cui quelli effettuati dalla professoressa Guendalina Graffigna dell’Università Cattolica di Milano   (autrice del volume Esitanti. Quello che la pandemia ci ha insegnato sulla psicologia della prevenzione pubblicato per i tipi del Pensiero Scientifico Editore), sono le false credenze che portano alle teorie complottistiche in quanto derivano dai nostri filtri mentali, ossia da come selezioniamo le informazioni e diamo loro senso.”

Secondo Guendalina Graffigna, l’attuale eccesso di comunicazione mediatica e social ci induce a selezionare le informazioni in base ai nostri pregiudizi, creando delle scorciatoie mentali che confermano non solo i nostri giudizi, ma anche e soprattutto quegli stessi pregiudizi di partenza. Si tratta di un filtro interpretativo della realtà che, nel caso di personalità particolarmente fragili e sprovvedute, può risultare patologico. E’ questo il caso di chi sviluppa una mentalità complottista per sfuggire alla paura e all’ansia che, nel caso odierno, sono causate dalla pandemia. Emozioni che tutti provano, ma che in personalità fragili possono condurre a una vera e propria negazione della realtà.

Prendiamo il caso del vaccino. La straordinaria rapidità con cui le case farmaceutiche hanno trovato una “soluzione” al diffondersi spaventoso di atroci sofferenze e morti certe, invece di costituire un motivo incontestabile per rafforzare il senso di fiducia nel potere della scienza, ha rafforzato il sospetto che – per dirla in parole povere – ci fosse qualcosa sotto.

Questo perché “le teorie complottiste, che implicano un livello di machiavellismo e potere da parte di chi non ha una morale fissa, hanno più probabilità di avere un senso per chi si sente impotente e crede che la società non abbia delle regole valide.” Persone caratterizzate da un forte narcisismo individuale, spesso isolate socialmente e pertanto consapevolmente impotenti, che hanno un forte bisogno di sentirsi uniche, “sono più propense di altre a sostenere teorie complottiste perché il complottismo rappresenta la convinzione di possedere informazioni potenzialmente rare e non convenzionali: sono teorie che si basano su narrazioni che fanno riferimento a conoscenze segrete o informazioni che per definizione non sono accessibili a chiunque, e chi le ha è un eletto perché si sente più informato degli altri su eventi sociali e politici importanti.”

Gli sportivi non sono diversi dal resto della popolazione, ecco perché alcuni di loro, in apparente contrasto con la posizione assolutamente elitaria che occupano, manifestano apertamente il loro ingenuo desiderio narcisistico di sentirsi sempre sul gradino più alto, alla sconsiderata ricerca di visibilità anche in un momento così problematico. Gli esempi sono i più diversi, scrive Polani: “l’ex nuotatore e campione olimpico Klete Keller coinvolto nell’assalto alla Casa Bianca sotto le insegne di QAnon, l’all-star NBA Kyrie Irving terrapiattista e no-vax convinto, l’altrettanto convinto no-vax Michael Andrew, il tennista Novak Djokovic che ha cercato di entrare in Australia senza vaccinazione per giocare gli Open di Melburne, spalleggiato dalla famiglia che lo ha paragonato a Gesù!”

Il problema maggiore è che questi comportamenti, creano grossi problemi agli sport minori facendo crollare la partecipazione negli impianti di base e non bastano le prese di posizione di grandi atleti come i nostri nuotatori, Federica Pellegrini in testa, per dissipare ciò che le teorie complottiste riescono a veicolare sui vari media, a cominciare naturalmente dai social network. Al contrario, occorre far capire al grande pubblico che lo sport è una delle vie per contrastare il vero nemico che è il virus.

Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

Commento

  1. Giuliano Bono 12 Gennaio 2022 at 19:10 Rispondi

    Molto bene. Bisogna far crescere le spiegazioni su questi atteggiamenti, come sul negazionismo, per rafforzare la crescita del pensiero razionale e scientifico. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.