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Quello che i medici non dicono

Da decenni si parla della necessità di addestrare i medici alla comunicazione con i pazienti, e le medical school statunitensi si sono organizzate di conseguenza con corsi e workshop obbligatori (qui in Italia finora è stato tutto più estemporaneo e su base prevalentemente volontaria) che prevedono lezioni frontali e prove pratiche realizzate con l’ausilio di attori nel ruolo di pazienti “difficili”. Ma un’area della comunicazione umana alla quale ancora non si è dedicata sufficiente attenzione è quella del linguaggio corporeo e della comunicazione non verbale.

Un numero crescente di studi sta rivelando che la componente non verbale dell’interazione medico-paziente – gestualità anche minima, posizioni del corpo, sguardi, contatti fisici, espressioni facciali – è importante almeno quanto le espressioni verbali, anzi potrebbe avere un ruolo ancora più critico nelle incomprensioni che spesso nascono tra medici e pazienti. Spiega Irena Stepanikova, sociologa dell’University of South Carolina di Columbia: “I pazienti si sentono vulnerabili e cercano disperatamente segnali non verbali da interpretare nel comportamento del medico. Se per esempio il medico annuisce mentre il paziente sta parlando ma continua a guardare alle carte davanti a sé, il paziente dubiterà che il dottore lo stia prendendo davvero sul serio”.

Dare più importanza alla comunicazione non verbale sarebbe quindi essenziale, ma implementare un processo formativo in tal senso per operatori sanitari è davvero una prospettiva sfidante. Spiega ancora la Stepanikova: “La ricerca in questo ambito è ancora relativamente scarsa, e pochi educatori sono attualmente in grado di addestrare i medici a una comunicazione non verbale corretta. Del resto, considerando che noi ricercatori impieghiamo ore ad analizzare da questo punto di vista i singoli momenti di una visita medica, non sono del tutto sicura che si riescano a misurare e standardizzare tutte le sfumature e la complessità di una comunicazione non verbale. La difficoltà per un medico – e non solo – sta nel comprendere cosa e quando cambiare, anche perché buona parte della comunicazione non verbale avviene in modo inconscio”.

FonteChen PW. What doctors are telling us even when they’re not talking. The New York Times 09/02/2012.

david frati

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