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Ribelli gentili per una cura premurosa

Contro la deriva della medicina industrializzata, Victor Montori ha scritto un libro recentemente tradotto e pubblicato in Italia dal Pensiero Scientifico Editore con l’eloquente titolo Perché ci ribelliamo. Una rivoluzione per una cura attenta e premurosa. Come spiega l’autore, il divario tra come è effettivamente la cura e come dovrebbe essere produce la tensione necessaria per innescare una rivoluzione.

Scrive Marco Bobbio sul sito di Slow Medicine che il libro  di Victor Montori dimostra impietosamente i danni provocati dalla medicina industrializzata e auspica una rivoluzione che possa sovvertire l’attuale sistema basato sul profitto. Del resto, è proprio l’autore a spiegare nella sua introduzione al volume che “l’assistenza sanitaria ha snaturato la propria missione, ha smesso di prendersi cura” e dunque “è ora che una rivoluzione dei pazienti porti a una cura attenta e premurosa per tutti.”

Andando ad analizzare più dettagliatamente il pensiero di Montori, risulta particolarmente illuminante il commento apparso nel blog del BMJ a firma di  Akshay Pendyal e Joseph S. Ross secondo i quali Montori sostiene che il profitto, insieme ai suoi figliastri americani, “competizione” e “innovazione”, ha moltiplicato a dismisura la quantità di pratiche mediche, gruppi ospedalieri, compagnie di assicurazioni, produttori di farmaci, appaltatori e subappaltatori, tutti  accomunati dall’obiettivo di massimizzare i rendimenti. La finalità di alleviare la sofferenza umana, che apparentemente dovrebbe costituire lo scopo primario di qualsiasi sistema sanitario, è passata nettamente in secondo piano.

Ma non si tratta solo di una banale questione di avidità, si legge ancora nel blog. Spesso, infatti, i medici sviluppano una vera e propria fissazione sugli standard di prestazione, per cui, con il nobile intento di migliorare la salute della popolazione, finiscono per perdere di vista ciò che esattamente viene misurato e perché. Così, ad esempio, si può verificare il caso in cui per abbassare un certo numero, corrispondente – facciamo conto –  a questioni di scenario che riguardano megaprogetti multimiliardari,  vengano compiuti sforzi titanici, mentre per questioni assai più rilevanti per la salute e il benessere dei pazienti rimangono pochissime risorse ed energie. L’obiettivo dichiarato di Victor Montori nel suo “Perché ci ribelliamo” è dunque, prima di ogni altro,  quello di restituire ai pazienti il loro posto al centro dell’azienda sanitaria.

La nuova filosofia auspicata dall’autore consiste nel realizzare un’assistenza che sia in linea con i desideri dei pazienti, anche a costo di contrastare apertamente i vincoli imposti dall’esterno in merito a linee guida e obiettivi finanziari. Ne emergerà un concetto nuovo e rivoluzionario di cura, intesa, da un lato, come riduzione della malattia e del peso del trattamento a carico dei pazienti e, dall’altro, come drastico ridimensionamento dell’onere amministrativo a carico dei medici.

Il primo passo da compiere per muoversi in questa direzione è quello di cambiare il linguaggio della medicina: andranno, innanzitutto, eliminate tutte le espressioni che richiamano l’idea secondo cui l’assistenza sanitaria è un prodotto da confezionare e distribuire. Poi si dovrà attuare una vera e propria democratizzazione dei dati sulla salute: i pazienti dovranno recuperare il controllo delle informazioni sanitarie che li riguardano, sottraendolo definitivamente a coloro che hanno un palese interesse economico a tenerlo per sé.

In questo modo, dichiara Montori, l’assistenza sanitaria cesserà di essere un’attività industriale per diventare “un’attività profondamente umana, capace di fornire una cura attenta e premurosa per tutti.”

“Non mi aspetto”, aggiunge l’autore, “che le prime scintille del cambiamento vengano da dentro il sistema, per questo conto sui cittadini, sui pazienti per guidarlo”, e più avanti conclude: “Mi auguro di vedervi chiudere queste pagine, di vedervi alzare, mobilitare e convincere gli altri, usando questo libro come catalizzatore del vostro nuovo ruolo. Il mio sogno è che le sue parole, insufficienti ma necessarie, vi forniscano le analisi, gli argomenti e le azioni di cui avrete bisogno per ribellarvi.”

Erica Sorelli

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