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Se la pandemia diventa il motore della disuguaglianza

Qualche giorno fa, Stefano Feltri, in un editoriale pubblicato sul quotidiano Domani che dirige, ha annunciato che nel 2022 si occuperà sistematicamente del problema delle disuguaglianze. Tema a noi del Pensiero Scientifico Editore particolarmente caro, tanto da aver tradotto e pubblicato già nel 2016 il libro di Sir Michael Marmot che affronta l’argomento dal punto di vista socio-sanitario: La salute disuguale. La sfida di un mondo ingiusto.

La povertà non è un destino e nulla di ciò che riguarda le iniquità di salute è inevitabile: è questo l’assunto principale del pensiero di Marmot, che nel volume spiega come le disuguaglianze di salute nascano dalle disuguaglianze nella società e solo intervenendo sui determinanti sociali sia possibile ridurre la palese e ingiusta differenza nella distribuzione della salute che esiste sia tra paesi sia all’interno di uno stesso paese.

Come ben evidenzia Feltri su Domani, la nostra civiltà , apparentemente messa in scacco da una violenta e (non del tutto) imprevedibile pandemia, si trova oggi a pagare lo scotto per aver consapevolmente – e, aggiungeremmo, altrettanto irresponsabilmente – minimizzato la grave questione della disuguaglianza. Disuguaglianza economica, sociale e sanitaria.

Tanto per intenderci, durante la pandemia la disuguaglianza è quella che segna “la differenza tra chi può pagare un tampone a domicilio molecolare 150 euro ed evitare la quarantena e chi deve inseguire quelli forniti della sanità pubblica; è l’abisso che divide chi approfitta del nuovo tempo domestico per guardare film arretrati o frequentare qualche corso di specializzazione online e chi impazzisce tra spazi angusti, bambini sempre a casa da scuola e opportunità professionali che svaniscono.”

Sul fronte economico, continua Feltri nel suo articolo, “la disuguaglianza è quella tra chi negli ultimi due anni ha continuato a lavorare, guadagnando soldi che non sapeva più come spendere, e chi ha perso ogni reddito.” Per uno di quei perversi paradossi per cui chi sta bene tende a stare sempre meglio, mentre chi è nei guai finisce per essere letteralmente travolto dalle difficoltà, a causa della pandemia il divario tra ricchi e poveri è ulteriormente aumentato: “il tasso di risparmio degli italiani è passato dal 2,39 per cento del reddito disponibile nel 2019 al 10,81 nel 2020 (dati Ocse). Segno che durante la pandemia si è accumulata ricchezza privata mentre lo stato generava debito pubblico, passato dal 134,4 per cento del Pil nel 2019 al 160 per cento del 2021.”

Nel 2010, dopo oltre quarant’anni di studi sulle disuguaglianze sanitarie, Marmot aveva definito sei obiettivi di politica sanitaria che richiedevano un’azione mirata per raggiungere l’equità nella salute: sviluppo della prima infanzia, istruzione, occupazione e condizioni di lavoro, disponibilità di denaro sufficiente per vivere, luoghi sani e sostenibili in cui vivere e lavorare e adottare un approccio alla prevenzione basato sui determinanti sociali. Nel 2020, a dieci anni dalla definizione dei sei obiettivi iniziali, la rivista CARE pubblicata dal Pensiero Scientifico Editore ha voluto rivolgere a Sir Michael Marmot alcune domande per fare il punto sulla situazione.

L’esordio di Marmot era stato inequivocabile: “abbiamo perso un decennio”. La riduzione degli stipendi statali aveva comportato un aumento significativo delle disuguaglianze nella salute e una diminuzione delle aspettative di vita per le persone che abitavano nelle aree più svantaggiate fuori Londra. In altre parole, dopo dieci anni, il divario tra i ricchi e i più svantaggiati non solo non era diminuito, ma risultava ancora fortemente marcato. Alla luce delle disuguaglianze socioeconomiche che già caratterizzavano la Gran Bretagna, l’abbattersi della pandemia aveva ulteriormente rafforzato un quadro di salute complesso e diseguale, reso già fragile dalle politiche di austerità attuate dal governo nei precedenti dieci anni.

Oggi, dopo che sono trascorsi due ulteriori anni da quell’amaro bilancio, possiamo immaginare senza difficoltà quale possa essere lo scoraggiamento di chi ha fatto della lotta alla disuguaglianza la sua ragione di vita. Ma, come sottolinea Feltri, “tutti dicono di essere contro la disuguaglianza, ma solo finché non tocca i loro interessi.”

Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il pensiero Scientifico Editore

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