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Se l’abuso è nella “cura”

Non solo gli atti, ma anche le carenze; il fare ma anche il non fare. Non solo procurare lesioni ma anche impedire che si realizzino.  Questo anche è abuso e maltrattamento, e si colloca nella “patologia delle cure”. Se ne è parlato al 74° Congresso Italiano di Pediatria – a Roma, di recente, nella suggestiva cornice dell’Angelicum Congress Centre Pontificia Università San Tommaso D’Aquino – all’interno di un Corso su Abusi e maltrattamenti  con la curatela scientifica di Pietro Ferrara, docente di Pediatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e del Campus Bio-Medico, e referente della Società italiana di Pediatria (Sip) per abusi e maltrattamenti.

L’omissione delle cure, ossia l’adulto che non interviene in aree di accudimento, può prefigurare situazioni, anche gravi, di bambini “neglected”, ossia trascurati dal punto di vista fisico, psicologico e affettivo: “i deceduti sono soprattutto in questa fascia. Pertanto bisogna fare molta attenzione a recepire i segnali, perché si tratta di bambini a rischio, soprattutto sotto l’anno di età” dichiara nella sua relazione (“Che fare nelle situazioni di incuria e patologia delle cure”) Emanuela Piccotti, Responsabile di PS al Gaslini di Genova e Coordinatrice del Gruppo di lavoro multidisciplinare aziendale su Maltrattamento e abuso di minore. Di tale gravità può essere il “neglect” da essere considerato addirittura peggio dell’abuso e del maltrattamento fisico perché “agire anche se violentemente significa comunque interagire, mentre nel ‘neglect’ il bambino vive la totale assenza di interazione, l’isolamento emotivo e affettivo”, con i traumi e i danni che questo può provocare nel minore.

All’opposto del “neglect” si colloca l’ipercura – altro abuso nella “cura” – trattandosi, al contrario dell’incuria, di un eccesso di cure rivolte al bambino, anche attraverso una immotivata somministrazione di farmaci dannosi per il bambino stesso oppure inutili e ripetuti accessi ospedalieri (hospital shopping). Una delle forme più gravi di ipercura è la sindrome di Munchausen definita come la “situazione in cui i genitori o inventando sintomi e segni che i propri figli non hanno, o procurando loro sintomi e disturbi (per esempio somministrando sostanze dannose), li espongono ad una serie di accertamenti, esami, interventi che finiscono per danneggiarli o addirittura ucciderli”.

Fondamentale per un intervento efficace in situazioni di patologie delle cure, come di maltrattamento e abuso nelle diverse forme, è il fare Rete, mettendo in relazione i sistemi e le persone che si occupano dell’adulto con quelli che si occupano dei bambini.

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