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SSN: che fine farà l’equità di accesso?

L’equità di accesso ad un sistema sanitario è un’importante determinante della salute e una pietra miliare sul difficile percorso che conduce alla giustizia sociale. Uno studio recentissimo ha confrontato la prevalenza di cittadini italiani e britannici che hanno dichiarato di aver interamente pagato di tasca propria prestazioni sanitarie (ad esclusione dei farmaci e delle cure odontoiatriche) che avrebbero potuto ottenere gratuitamente o a minor costo dai rispettivi servizi sanitari nazionali.

Hanno risposto di aver totalmente pagato almeno una volta nel corso della vita l’accesso a prestazioni medico-sanitarie circa l’80% dei cittadini italiani ( il 45% per oltre cinque accessi) e, il 60% lo ha fatto negli ultimi due anni. Le corrispondenti percentuali di prevalenza per i cittadini britannici erano del 20%, 4% e di circa 10% per gli ultimi due anni.
Come si spiega una differenza tanto vistosa tra due paesi che hanno entrambi un sistema che si dichiara universalista, equo, di accesso gratuito e finanziato tramite la fiscalità generale ?

L’importante differenza nella prevalenza tra i due paesi di cittadini che hanno pagato integralmente “out of pocket” prestazioni che avrebbero potuto ottenere gratuitamente o a minor costo dai rispettivi servizi sanitari nazionali (SSN/NHS) sembra essere dovuta all’adozione di due diverse politiche intese a risolvere il problema delle liste di attesa per l’accesso alle prestazioni elettive che caratterizzano i due sistemi sanitari.

Il NHS ha scelto un modello fondato su incentivi e concorrenza (ampliamento delle possibilità di scelta per il paziente, “pay by results”, ecc.) che, senza creare un “mercato”, promuovevano l’efficienza dei servizi e dei professionisti (che in UK non hanno diritto, contrariamente all’Italia, ad avere una pratica privata all’interno del servizio pubblico). L’Italia ha invece dato nel 1999 un impulso significativo alla creazione all’interno del servizio pubblico di un accesso parallelo tramite il diritto dato a tutti i medici del servizio pubblico di esercitare la libera professione all’interno del SSN (intramoenia), creando così un “binario” privilegiato d’accesso (senza o con più brevi liste d’attesa e con una più estesa possibilità di scelta) per i cittadini disposti a pagare l’intera prestazione di tasca propria.

Ne consegue che lunghe liste d’attesa sono funzionali e congeniali al mantenimento e alla promozione della via privilegiata d’accesso a pagamento al sistema pubblico. La logica conseguenza sarà un allungamento delle liste dovuto al fatto che i cittadini che pagano godono sempre di una precedenza, creando una disparità d’accesso difficile da giustificare sul piano dell’equità.

Fonte
Domenighetti G, Vineis P, De Pietro C, Tomada A. Ability to pay and equity in access to Italian and British National Health Systems. European Journal of Public Health (Advance Access Published February 8, 2010 ). Salute Internazionale , 22 febbraio 2010

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