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Sulle disuguaglianze in salute lacrime di coccodrillo?

Documentare le disuguaglianze è ormai diventata un’industria. Ai ricercatori conviene mantenere le disuguaglianze in salute per continuare a ricevere finanziamenti per le loro ricerche? La domanda (e la risposta) in articolo provocatorio del British Medical Journal ripreso e commentato dal blog di Politica sanitaria SaluteInternazionale.

Ormai non c’è ricercatore, universitario o serio professionista della salute che non presti il suo lavoro e la sua voce per documentare la natura e le dimensioni delle disuguaglianze in salute e per scriverne su giornali e riviste o parlarne a congressi. Ma quanti sono quelli che fanno qualcosa per ridurle? Secondo Iona Heath, documentare le disuguaglianze è ormai diventata un’industria. Una sua rapida ricerca su Google ha dato come risultato 7860 riferimenti bibliografici di tipo accademico in 0,18 secondi! La commentatrice del BMJ paragona lo studio delle disuguaglianze alle lotterie nazionali: i poveri che finanziano i ricchi per fare ricerca sui poveri. Ai ricercatori forse conviene mantenere questo stato di cose, per continuare a ricevere finanziamenti per le loro ricerche. E forse è per questo che i loro appelli per l’uguaglianza e l’equità hanno spesso il sapore della retorica. Ma come potrebbero ricercatori, accademici e operatori sanitari dimostrare che le loro non sono lacrime di coccodrillo? Evidentemente attivandosi per cambiamenti sociali in favore della giustizia e dell’uguaglianza. Ricercatori, accademici e operatori sanitari che si occupano di disuguaglianze in salute dovrebbero far sentire la loro voce e chiedere un sistema di tassazione più progressivo. Corollario: dato che queste persone godono generalmente di un reddito medio/alto, l’eventuale aumento delle tasse sui redditi medio/alti colpirebbe anche loro. Iona Heath mette il dito nella piaga, ma non scopre nulla di nuovo. Già i dati del sistema statistico dell’Unione Europea (EUROSTAT) avevano già mostrato come Italia e Gran Bretagna non brillassero in termini di politiche sociali. L’Italia, in particolare, brilla per avere uno dei differenziali più bassi tra i tassi di povertà prima e dopo l’erogazione di assistenza; segno che le politiche per gli aiuti alle famiglie povere sono molto carenti, nonostante le promesse televisive dei nostri politici e governanti. Anche l’Unicef, nel 2005, faceva notare come la quantità di assistenza ricevuta dalle famiglie e dai bambini poveri fosse diminuita in Italia del 9,2% tra il 1991 e il 2000.

Spiega Adriano Cattaneo dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste e dell’Osservatorio Italiano Salute Globale (OISG): “Cosa si potrebbe fare? In questi giorni il governo sta discutendo la finanziaria di mezza estate. Perché non far notare al ministro Tremonti, e, en passant, all’opposizione, che i trasferimenti diretti e indiretti a favore dell’equità sono in Italia tra i più bassi in Europa? E che la legge finanziaria non fa molto per migliorare la nostra classifica? E che tutto ciò ha delle conseguenze per la salute e per il sistema sanitario? Documentatori, al lavoro! Che io sto già piangendo lacrime di coccodrillo”.

Fonte:
Cattaneo A. Lacrime di coccodrillo per le disuguaglianze in salute. Salute Internazionale 23/06/2010.

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