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Sulle spalle di un gigante senza tempo

In una casa editrice, il lavoro sui testi è una parte fondamentale dell’attività di ogni giorno. Anche in una casa editrice che si interessa di medicina e di scienza. Luca Serianni è stato un Maestro per diverse persone che lavorano al Pensiero: persone di diverse età che hanno avuto il privilegio di conoscere Serianni in momenti diversi della sua vita.

“Un gigante della linguistica italiana” dice Bianca Maria Sagone, “ma quello che a mio avviso ha contribuito a renderlo indimenticabile è stato il suo spessore umano ed etico. Per lui ogni studente contava, l’insegnamento era un impegno civile e una fondamentale progettualità per il futuro, l’analisi delle parole una base indispensabile per attivare una riflessione costruttiva e democratica. Il rispetto e l’attenzione che aveva per gli altri permeavano e ammorbidivano il suo rigore scientifico; sì, perché il suo approccio alla linguistica era decisamente scientifico. Non a caso, si è interessato anche allo studio dei linguaggi tecnici e in particolare di quello medico, che definiva: «una lingua speciale così carica di storia e insieme con tante ricadute nell’orizzonte linguistico dei comuni parlanti». E proprio nel suo libro Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente, pubblicato nel 2005, ho avuto la sorpresa di trovare due riferimenti a un volume del Pensiero Scientifico Editore di qualche anno prima: Scrivere e pubblicare in medicina. Una guida pratica. In uno in particolare Serianni commentava un mio capitolo sulla redazione dei testi medici, riportando addirittura due virgolettati e giudicando i miei consigli propriamente linguistici «ragionevoli e condivisibili». Che dire: mi sono sentita un po’ come un nano sulle spalle del gigante, ma ho avuto il mio momento di silenziosa gratificazione per aver superato l’esame”.

Dante piange Serianni. Disegno di Maria Chiara Corbo ©

Manuela Baroncini lo ricorda così: “Con il professor Serianni tenni il mio primo esame di storia della lingua italiana, dopo averne seguito – entusiasticamente – il corso. Era il 1989, o forse il 90, e io una neo studentessa di lettere della Sapienza, ai suoi primi studi di linguistica e scienze del linguaggio. All’epoca Luca Serianni era ancora un giovane professore, poco più che 40enne; eppure le immagini di oggi si sovrappongono a quelle – sbiadite – di trent’ anni fa per cui mi risulta difficile, quasi impossibile, immaginarlo così giovane… D’altronde se penso a Serianni penso ad una figura di grandissimo linguista e di insegnante entusiasta, effettivamente senza tempo. E non è un caso che tra i libri per il triennio adottati da mio figlio Pietro, dodicenne reduce dal primo anno di medie, ci sia Italiano. Le regole, le parole, i testi di Serianni-Della Valle. Allora, mi torna in mente la prozia Maria, anno 1898, quando mi raccontava di Luigi Pirandello, suo introverso e tormentato professore di lettere all’istituto delle magistrali, lasciandomi esterrefatta all’idea che qualcuno di cui io leggevo e studiavo potesse essermi restituito nella sua umanità e concretezza di persona. Ecco mi piace pensare di poter fare lo stesso con Pietro raccontandogli un po’ del grande, umanissimo professor Luca Serianni”.

“Quando Luca Serianni ci ha lasciati qualche giorno fa” ci dice Rebecca De Fiore, “lo scrittore Francesco Piccolo ha pubblicato sul suo profilo Instagram una foto con su scritto sé stesso con una penna rossa. Per Luca Serianni, diceva la didascalia. Forse a chi non è stato suo studente questo post non dice molto, ma per tutti noi, per tutti quelli che hanno seguito i suoi corsi, forse non c’era modo migliore per ricordarlo. In una delle prime lezioni che frequentai Serianni sottolineò subito come ci volesse l’accento sul «se» pronome anche se seguito da «stesso»; guai ad averlo scritto senza accento all’esame. «Perché accentarlo?» chiese qualcuno, memore delle regole grammaticali di tutti i libri di scuola. «Perché non ha senso non farlo, è un’inutile complicazione», rispose. Da allora la sua battaglia è diventata un po’ anche la mia battaglia quando sono arrivata qui in casa editrice e ho iniziato a correggere le bozze.

E pensare che non avrei neanche dovuto frequentare il suo corso. Quell’anno il professor Serianni faceva il corso agli studenti con i cognomi dalla M alla Z. Io non rientravo. Mio nonno Francesco, però, da sempre appassionato di letteratura e di lingua italiana mi disse che dovevo seguire i suoi corsi a qualunque costo, che ne sarebbe valsa la pena. Ho deciso di ascoltarlo e da quel giorno ogni volta che trovava un articolo che potesse interessarmi o che potesse farmi fare bella figura all’esame con Serianni lo ritagliava, lo metteva in una cartellina e me lo faceva avere. Il giorno dell’esame ho scoperto che Serianni correggeva i compiti con tre colori. Utilizzava una matita rossa per gli errori poco gravi, una matita blu per gli errori gravi e una matita verde quando qualcosa lo colpiva positivamente. A me cerchiò in verde un punto e virgola. Dopo quel compito penso di aver usato di nuovo il punto e virgola qui, in questo breve testo. Un ulteriore modo per ricordarlo.”

Commento

  1. M.Luisa Corbo 2 Agosto 2022 at 19:18 Rispondi

    C’è un filo che collega tutti coloro che amano la nostra meravigliosa, poetica LINGUA MADRE, l’italiano, i nostri straordinari TESTI, per molti il vademecum per l’esistenza, gli AUTORI e i LINGUISTI, i nostri MAESTRI, senza tempo e vivi in noi!!!

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