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Test antidroga per medici infermieri e ostetriche?

Dopo l’annuncio del direttore del Dipartimento politiche antidroga Giovanni Serpelloni riguardante il provvedimento inviato alla Conferenza Stato-Regioni sul test antidroga per medici infermieri e ostetriche, nasce qualche perplessità nelle categorie interessate.

Il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) Amedeo Bianco ha dichiarato: “Non esprimiamo alcun pregiudizio sull’utilizzo di questi test. Due preoccupazioni, sì. La prima è che non siano stati inseriti in un progetto più complessivo, che guardi alla salute degli operatori. La seconda è che non stiano stati accompagnati da una comunicazione efficace e idonea, evitando così di incidere sul rapporto fiduciario”.

“Siamo d’accordo con la proposta di sottoporre i chirurghi ai test antidroga, purché l’iniziativa non risponda a una logica politica demagogica e populista”, commenta Pietro Forestieri, presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi (CIC), che sottolinea l’importanza di distinguere la delicatezza della professione del chirurgo dai recenti episodi di cronaca in cui è emerso che un ginecologo napoletano si faceva recapitare la cocaina nella clinica privata in cui operava. “Necessario partire dal presupposto dell’assoluta specificità e dell’elevata adeguatezza sociale della nostra attività. I chirurghi italiani, in questi ultimi anni, sono stati oggetto di continue campagne mediatiche, nelle quali sono stati destinatari di insulti volgari e di accuse del tutto destituite di fondamento. Alla nostra categoria sono state dedicate varie copertine di prestigiosi settimanali e molte prime pagine di autorevoli quotidiani. Una continua e ottusa politica di delegittimazione non solo indebolisce una specifica categoria professionale, ma causa un danno sostanziale ad un patrimonio etico-scientifico di inestimabile valore ed un vero e proprio danno sociale, depauperando una risorsa fondamentale. Sono indispensabili e non più dilazionabili interventi legislativi in tema di responsabilità civile, penale (ferma al Codice Rocco del 1930), governo clinico, governo delle tecnologie e risk management. Queste materie sono intimamente connesse e non possono essere disgiunte. Leggi orientate in tal senso, che sembravano di imminente applicazione, sono ancora in fase di stallo ed il governo clinico e la responsabilità professionale sono oggetto di iter differenziati. Bisogna, invece, che si raggruppi tutta la materia in un unico corpo e che si definiscano principi assoluti. La chirurgia è in continua e rapida evoluzione e non dipende più soltanto dalla propensione naturale e dalle capacità del singolo, ma è sempre più fortemente condizionata dalle situazioni e dalle contingenze. Senza dimenticare l’importanza di riconoscere un adeguato trattamento economico, basterebbe infatti confrontare il potere di acquisto dello stipendio di un primario chirurgo degli anni ’70 con quello odierno”.

Fonte: Ufficio stampa Collegio Italiano dei Chirurghi 2011.

david frati

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