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Twitter conflittuale

Immaginiamo di restare alzati per assistere alla notte degli Oscar in televisione e, non accontentandoci di quanto raccontano i cronisti, di seguire in diretta il flusso dei tweet di commento alle scelte della Academy. Che reazione avremmo se qualcuno ci dicesse che buona parte di quello che leggiamo ci arriva da persone che percepiscono denaro o cortesie dalle case di produzione cinematografiche o dagli agenti degli attori in concorso? La convinzione dell’indipendenza e della spontaneità della rete sarebbe sicuramente messa in discussione. Nessuno ha studiato se questo sia un rischio reale per chi assiste all’evento cinematografico dell’anno ed è probabile che non lo sia: invece, quattro medici della Oregon Health and Science University sono andati a vedere quali rapporti avessero con le industrie 642 oncologi e oncoematologi attivi su Twitter (1). Ebbene, il 79% di loro aveva percepito denaro da industrie e, tra questi, il 44% aveva ricevuto compensi superiori a 1000 dollari l’anno. Anche in considerazione dello spazio limitato a disposizione (al momento dello studio, Twitter non consentiva di andare oltre i 140 caratteri per ogni tweet) i rapporti con le aziende non erano mai dichiarati.

Quello segnalato da Prasad e dai suoi collaboratori non è un rischio remoto: vuoi perché oltre il 60% dei medici che usa Twitter lo fa per condividere commenti riguardanti la propria professione, ma anche perché Twitter è sempre più utilizzato soprattutto per commenti ad articoli usciti sulle più conosciute riviste scientifiche e in occasione dei congressi internazionali. Nel corso di questi eventi i partecipanti contribuiscono al confronto con diverse migliaia di tweet, ed è una buona notizia soprattutto per chi non può partecipare di persona. Ma è anche una novità importante della comunicazione scientifica, al punto che ci si chiede se l’eco garantita ai meeting congressuali dal twitting non alteri le regole del publishing scientifico (2). Per inciso, pensando di risolvere i problemi, alcune società scientifiche come l’American Diabetes Association – hanno pensato di vietare ai partecipanti alle sessioni del proprio congresso di fotografare le diapositive dei relatori e di twittarle perché il messaggio rappresenterebbe comunque una forma di pubblicazione anticipata rispetto all’articolo accademico destinato a una rivista scientifica (3).

Anche le industrie contribuiscono al microblogging, cercando quasi sempre di aderire alla guidance della Food and Drug Administration (FDA) che ha mostrato di essere un po’ preoccupata per la brevità dei messaggi pubblicati su Twitter in quanto possono mettere a rischio la completezza delle informazioni fornite. La FDA nel 2014 ha raccomandato alle imprese di postare contenuti sui social media che siano sempre coerenti con quanto indicato nei foglietti illustrativi, in primo luogo garantendo un’informazione accurata, mai andando oltre le indicazioni registrate e segnalando sempre i possibili effetti indesiderati dei medicinali citati (4). Difficile ottenerlo, però, in una manciata di caratteri.

Anche per questo qualche azienda potrebbe essere tentata di affidare la comunicazione sui social media a terze parti che godano di maggiore libertà. La stessa FDA, però, ha predisposto una sorta di “controlled environment” della comunicazione industriale farmaceutica sui social media, prevedendo che le aziende – pur non essendo “responsabili” dei contenuti pubblicati da terze parti su piattaforme online non di proprietà delle industrie stesse – debbano però intervenire per correggere, precisare o rettificare eventuali informazioni o affermazioni improprie, inaccurate o fuorvianti.

Bibliografia

1. Tao DL, Boothby A, McLouth J, Prasad V. Financial conflicts of interest among hematologist-oncologists on twitter. JAMA Intern Med 2017; 177: 425-7.
2. Groves T. Tweeting and rule breaking at conferences. BMJ 2016; 353: i3556.
3. Mohammadi D. Conference organisers swimming against the tide of Twitter. BMJ 2017; 358: j3966.
4. Food and Drug Administration. Guidance for industry. Internet/social media platforms: correcting independent third party misinformation about prescription drugs and devices. Giugno 2014.


Notizia pubblicata su Recenti Progressi in Medicina

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