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Una malattia per ogni pillola

“Mentre un tempo si inventavano medicinali contro le malattie, ora si inventano malattie per generare nuovi mercati di potenziali pazienti”. Partendo da questo spunto, il blog di politica sanitaria Salute Internazionale analizza il processo già auspicato tre decenni fa dal direttore della Merck Henry Gadsen (che dichiarava il sogno di produrre medicinali per individui sani allo scopo di poter vendere a chiunque): la trasformazione del target delle case farmaceutiche, dal malato alla persona sana.

Ma è possibile creare ad arte una malattia? A giudicare dalle nuove strategie di marketing adottate dalle case produttrici di farmaci, sembrerebbe proprio di sì. Modificando i parametri che distinguono la normalità dalla malattia e bollando come “patologie” condizioni che appartengono ad altro (personalità, fasi della vita, caratteristiche fisiche). Un fenomeno ormai talmente istituzionalizzato da essersi conquistato persino un nome: “disease mongering”, che sta a significare letteralmente “commercializzazione di malattie”.

Secondo l’economista svizzero Gianfranco Domenighetti, questo processo si muoverebbe su tre piani, quantitativo, temporale e qualitativo, che descriverebbero altrettante azioni strategiche. Lo spostamento della “frontiera del patologico” (secondo il Jama, già nel 2002, l’87% delle linee guida sono influenzate dai legami fra chi le redige e le industrie farmaceutiche). La promozione e diffusione di pratiche di screening di massa, d’efficacia incerta o ancora da dimostrare (secondo la logica vincente del “sempre meglio diagnosticare qualsiasi patologia il più presto possibile”). La trasformazione in condizioni medico-sanitarie di situazioni che appartengono alla normalità dell’essere umano (il BMJ nel 2002 ne ha stilato una “Classificazione internazionale” in cui il numero delle non-malattie supera le 200 unità!).

Al servizio del disease mongering e del suo successo agiscono due potenti strumenti, la pubblicità a tappeto e le campagne di sensibilizzazione, la cui abile gestione da parte dell’industria farmaceutica è descritta da Vince Parry in un articolo intitolato “L’arte di inventare malattie”. Il professionista del marketing rivela con sconcertante franchezza come le cause farmaceutiche oggi promuovano, almeno quanto i farmaci, anche i disturbi necessari alla loro vendita, utilizzando tra l’altro le medesime formule promozionali.

L’analisi di Salute Internazionale mette in luce risultati e rischi di questa pratica insidiosa, primi fra tutti: scelte terapeutiche inopportune, malattie iatrogene e sprechi che minacciano l’economia dei sistemi sanitari, sottraendo risorse utili alla cura e alla prevenzione di patologie ben più gravi e reali.

Fonte:
Disease mongering. Una malattia per ogni pillola. Salute Internazionale. 30/06/2010.

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