In primo piano

Una pandemia nella pandemia? Ecco come scongiurarla

Scrive Giuseppe Gristina sull’ultimo numero Recenti Progressi in Medicina, storica testata del Pensiero Scientifico Editore, che “dall’inizio del 2020, i diversi picchi pandemici hanno obbligato i sistemi sanitari di molti Paesi a riallocare risorse per fronteggiare la pressione esercitata sugli ospedali dall’enorme numero di malati di covid. Questa situazione ha avuto un impatto critico sulla qualità delle cure erogate ai pazienti affetti da patologie non covid”.

Secondo le prove derivanti da alcuni studi osservazionali, si sarebbe verificata una preoccupante diminuzione delle ammissioni, dei ricoveri e delle attività di diagnosi e cura nei dipartimenti di emergenza (DE) che avrebbe investito le condizioni mediche e chirurgiche non covid correlate. Il fenomeno avrebbe colpito in modo particolare le malattie non trasmissibili cardiovascolari e neoplastiche che già prima della pandemia causavano rispettivamente 18 e 10 milioni di decessi in media ogni anno in tutto il mondo. “Si è così generato”, dichiara Gristina, “un diffuso allarme per il possibile emergere di una crisi sanitaria globale causata dalla ridotta qualità dell’assistenza erogata a questi malati”.

La revisione narrativa pubblicata su Recenti Progressi in Medicina è basata sul confronto tra la qualità dell’assistenza nel periodo prepandemico e quella relativa al periodo pandemico in termini di numero di accessi ospedalieri e ricoveri, prestazioni diagnostiche e terapeutiche, relativamente a: 1) patologia ischemica cardiaca; 2) patologia vascolare cerebrale; 3) patologia neoplastica; 4) volumi di attività chirurgica.

Senza entrare nei dettagli dell’argomentazione, che vi esortiamo a leggere qualora foste interessati ad approfondire, possiamo senz’altro condividere le parole di Gristina che al termine della revisione conclude che allo stato attuale (quarta ondata) “I ritardi nelle procedure diagnostiche o nella cura di molte malattie acute o croniche, sommandosi a quelli accumulati nel biennio 2020-2021, possono determinare un pericoloso aumento della loro gravità con conseguente aumento di morbilità e mortalità correlata a breve e a lungo termine. Questo è particolarmente evidente nel caso delle malattie acute tempo-dipendenti come quelle cardio- o cerebrovascolari o nel caso delle malattie croniche degenerative come le neoplasie, per le quali l’interruzione delle attività di screening richiederà trattamenti più complessi con una minore probabilità di esito positivo delle cure, un aumento della domanda di assistenza e della conseguente dipendenza dei malati dai caregivers, una minore qualità della vita, un minore numero di anni di vita salvata, una maggiore mortalità, e, in fine, maggiori costi economici. Lo sviluppo di politiche sanitarie urgenti per promuovere l’accesso alle cure per la popolazione di pazienti non covid è un compito inevitabile dei governi e di tutti i decisori se si vuole scongiurare una crisi sanitaria di proporzioni non prevedibili.”

Pur sapendo che sarebbe necessario dedicare al tema un approccio più sistematico e dettagliato, Gristina coglie l’occasione offerta dalle sue stesse riflessioni per suggerire una necessaria ridefinizione degli obiettivi generali del Ssn, il quale, senza modificazioni radicali dell’attuale assetto sanitario del Paese, dovrebbe:

“■ concretizzare un patto tra Stato e Regioni mirato a definire obiettivi di tutela sanitaria nel senso duplice di contenimento dei rischi e presa in carico dei bisogni di assistenza per patologia in regime di urgenza e di elezione;

■ programmare interventi centralizzati a livello di Governo nazionale definiti con sufficiente flessibilità da consentire l’adeguamento periferico secondo programmi organizzativi decentrati volti a contrastare l’emergenza sanitaria non covid in linea con l’evoluzione della pandemia da un lato, e con i bisogni delle diverse popolazioni di pazienti non covid dall’altro;

■ allineare le scelte di politica sanitaria centrali e periferiche alla necessità di rispondere con adeguati percorsi clinico-assistenziali a una domanda di salute diversificata in base ai differenti settori di assistenza (diagnostica; elezione vs urgenza; area medica vs area chirurgica).”

Tutto questo, prosegue Gristina, sarebbe possibile qualora venissero raggiunti 4 obiettivi specifici (che a loro volta, per essere raggiunti,  necessitano di adeguati sistemi informativi):

“■ valutazione sistematica dello stato di salute delle popolazioni dei pazienti e delle diseguaglianze nell’ambito della salute e dell’assistenza;

■ individuazione e verifica delle priorità da affrontare e degli obiettivi da raggiungere in ciascun settore assistenziale;

■ definizione degli specifici interventi in rapporto a ciascuno specifico obiettivo;

■ valutazione dell’impatto degli interventi sulla qualità della salute e sulla riduzione/eliminazione delle disuguaglianze e dei ritardi nelle attività di diagnosi e cura.”

Se tutto questo si attuerà, ovvero se si realizzerà “una collettiva e univoca presa di coscienza riguardo all’entità e alla complessità del problema”, il Ssn già duramente provato supererà il rischio di “una crisi di salute pubblica di imprevedibili dimensioni in termini di costi umani ed economici”.

Erica Sorelli

Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.