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Un’atrocità da non seppellire

Il 10 giugno viene data la notizia che in Afganistan i talebani hanno impiccato un bambino di 7 anni, reo di un’azione di spionaggio.

“La notizia mi ha sconvolto, come disperante è stata la velocità con cui questa atrocità è stata rimossa e dimenticata. Credo, e non solo come pediatra, che questa rimozione non possa essere accettata”, commenta Rossano Rezzonico, neonatologo all’Ospedale Valduce di Como.

Per non lasciare nel silenzio questa notizia il neonatologo scrive una lettera ai presidenti della Società Italiana di Pediatria e dell’Associazione Culturale Pediatri.

La lettera per tutti i Pediatri (e non solo)

Spett. Presidente SIP Alberto Ugazio e spett. Presidente ACP Paolo Siani

Il 10 giugno alcuni giornali hanno pubblicato una notizia agghiacciante: “in Afganistan i talebani hanno impiccato un bambino di 7 anni”, reo di non so quale azione di spionaggio.

A distanza di 9 giorni da questa atrocità (non so quale aggettivo usare, qualsiasi vocabolo mi viene in mente mi sembra riduttivo, qualcuno mi aiuti a trovarne uno adatto) non riesco a non pensare a questa crudeltà compiuta su un bambino.
Com’è possibile che accada questo?
Impiccare pubblicamente un bambino nel 2010.

Nel 2001 il regista francese Jean-Jacques Annaud ha girato un film intitolato il “Nemico alle porte”, film, credo, che molti abbiano visto sulla battaglia di Stalingrado, con numerose terribili scene di sangue e violenza. Una delle più difficili da vedere é quella del bambino Sacha, usato dai grandi per la loro guerra, come probabilmente questo povero bambino afgano, penzolare impiccato ad una pompa d’acqua per locomotive. Credo che il regista, generoso di sangue e atrocità per tutto il film, abbia avuto un po’ di pudore o disagio a mostrare il corpicino che penzola dalla forca, cosi lo ha fatto per pochi secondi, in lontananza, ma la scena è ugualmente quasi impossibile da guardare.

Sappiamo che ogni giorno muoiono bambini per fame, per malattie o mancanza di farmaci per curarle, per guerre, per violenze degli adulti, sempre e comunque per qualche crudeltà dei grandi, grandi potenze, grandi interessi, grandi regole del mercato, grandi giochi della politica, grandi egoismi.

Questo martirio, di uno sconosciuto, piccolo, afgano sembra riassumere la tragedia dell’infanzia nell’inizio del 2° millennio.

Dolorosamente mi sorprende anche che questo fatto abbia avuto così poca risonanza, non grida, non appelli, non dibattiti, non blog o discussioni, l’orrore generale che merita. Non so perché, forse non ci siamo fermati a riflettere a sufficienza, forse non abbiamo guardato nostro figlio, nostro nipote o un qualsiasi bambino di 7 anni e abbiamo immaginato…

A noi Pediatri è richiesta, e sicuramente l’abbiamo, una sensibilità, un’attenzione speciale per i bambini e credo che non possiamo dimenticare questa atrocità. Non so cosa fare di concreto, chi coinvolgere e come farlo. Credo che tutti insieme, noi pediatri, dobbiamo fare qualcosa. Cominciamo da un gesto semplice, facciamo uscire il prossimo numero delle due principali e diffuse riviste italiane Prospettive in Pediatria e Medico e Bambino listate a lutto, spiegandone il motivo e raccogliendo suggerimenti e idee per continuare a ricordare questo piccolo innocente sconosciuto martire.

20 giugno 2010
Rossano Rezzonico

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