In primo piano

Castigare ridendo mores

Castigare ridendo mores

Eugenio Picano, pillole dal libro "La dura vita del beato porco" (seconda edizione)
Perchè scrivere

Un giovane ricercatore può decidere di scrivere un articolo perchè ha, o crede di avere, qualcosa da dire, e chiede ascolto. Scrive cose in cui crede (il che, ovviamente, non vuol dire che siano vere); ha lavorato direttamente sui dati che presenta; di quei dati si avvolge come di un’armatura scintillante, e si arma come di un’affilata durlindana per andare ad infilzare gli infedeli.
Il maturo professore associato di solito scrive perchè deve pur dire qualcosa – anche se non sa esattamente cosa. Affronta il problema con togato distacco. Sostiene una tesi, ma si capisce bene che potrebbe sostenere anche il contrario. Illustra esperimenti, ma chiarisce che molti altri ce ne vorranno. Cita lavori altrui (anche perchè non ne ha pubblicati di suoi), ma con diffidenza.
Il professore ordinario scrive non perchè abbia qualcosa da dire, ma perchè gli hanno detto qualcosa. Una casa farmaceutica, un editore, una rivista, gli ha proposto un articolo o un libro e lui si mette all’opera, o – più frequentemente – mette all’opera i suoi assistenti.

Dal cap. 2: Il tallone di Achille (Campanile), ovvero come scrivere un articolo scientifico.

La sindrome di Ulisse del manoscritto

Dopo la fatica d’Ercole della scrittura, il ricercatore affronta il problema capitale: farsi pubblicare da qualche parte quello che ha scritto. Di solito, al momento del concepimento, il lavoro viene pensato per i maggiori giornali medici mondiali: un po’ come, per un giornalista, scrivere l’articolo di fondo per il New York Times. Non di rado – alla fine della tribolata Odissea editoriale – ci si deve accontentare di una comunicazione breve su una rivista italiana a pagamento: come se l’editoriale, scorciato e corretto, fosse finito nella cronaca di Frosinone dell’Eco della Ciociaria.

Dal cap. 3: Canto diurno di un Autore Errante, ovvero come farsi pubblicare un articolo scientifico.

La lettura scientifica e il cerchio della vita

I motivi per cui si legge un articolo, e il modo in cui lo si legge sono i più vari, ed a volte coincidono con le varie fasi della vita.
Il giovane studente legge le riviste scientifiche perchè glielo ha ordinato il ricercatore con cui deve fare la tesi di laurea.
Il medico assunto – ormai “arrivato” – legge le riviste scientifiche perchè le trova insostituibili per facilitargli l’addormentamento nelle notti di guardia.
L’aiuto primario legge perchè il concorso per diventare primario è vicino, e lui deve ristudiarsi tanti argomenti che aveva, come dire, un po’ tralasciato negli ultimi 20 anni.

Dal cap. 4. Intellettuale e semianalfabeta, ovvero come e perché leggere un articolo scientifico.

Padri e Figli

Il maestro e l’allievo hanno tipicamente una relazione intellettuale molto stretta. In linea teorica, la maggiore esperienza e il potere organizzativo del maestro andrebbero messi al servizio delle idee dell’allievo, secondo lo schema comportamentale fissato in una celebre terzina di Dante:”Facesti come quei che va di notte, che porta lume dietro, e s non giova, ma dopo s fa le persone dotte” (Dante, Purgatorio, XXII, 67-69)
Nella vita di ogni giorno, l’allievo farà bene a munirsi di fari fendinebbia ed illuminare a giorno la strada del capo, che mai si volterà indietro se non per svillaneggiare l’allievo per le cadute di wattaggio.

Dal cap. 7. La carezza del diavolo, ovvero come diventare l’allievo prediletto.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.