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Confini (in)visibili

Confini (in)visibili

 
 
Questo volume costituisce una testimonianza dell’attenzione e dell’interesse che la psicosomatica del bambino e dell’adolescente suscita in ambito clinico.

La struttura articolata e composita del testo, curato da Rita Cerutti, psicologa dell’Università “La Sapienza” di Roma, e da Vincenzo Guidetti, neuropsichiatra infantile della stessa Università, rispecchia la complessità di un costrutto teorico non ancora giunto ad una definizione unitaria. Nello studio dei disturbi psicosomatici non è, infatti, possibile prescindere dalla comprensione delle componenti biologiche, psicologiche e socio culturali e, anzi, la disciplina stessa impone all’attenzione proprio le connessioni ed i rapporti esistenti tra queste, secondo un modello di plurifattorialità eziologica che considera l’individuo nella sua interezza come unità psiche-soma inserita in un ambiente familiare e sociale che compone un sistema totale.

Ed è con questo spirito che gli autori, pur senza rinunciare alla chiarezza e lucidità espositive di grande valore didattico, offrono una panoramica approfondita dei differenti disturbi diagnosticabili come somatoformi o di somatizzazione, non rinunciando a servirsi dei contributi dei filoni di ricerca più differenti secondo una modalità che arricchisce la nostra conoscenza in modo significativo. Agli studi classici di approccio psicoanalitico, si affiancano i contributi della ricerca psicofisiologica e cognitiva, all’inquadramento nosografico di modello più prettamente medico, fanno seguito concetti forniti dai nuovi paradigmi esplicativi dell’infant research e della prospettiva sistemica.
La problematicità dell’approccio psicosomatico, che ha sempre appassionato la neuropsichiatria infantile e la psicologia clinica, si può rilevare concretamente a partire dal processo diagnostico che, come viene chiarito con grande sensibilità e attenzione clinica, non è certo riducibile ad un semplice inquadramento nosografico nelle categorie, “disturbo di somatizzazione” o “disturbo somatoforme” del DSM IV, spesso insufficienti soprattutto per quanto riguarda un’età connotata da processi di sviluppo e maturazione, dalla considerazione dei quali non si può prescindere nella valutazione di un sintomo somatico. Come sottolineano gli autori, i criteri diagnostici relativi a tali disturbi, eccessivamente ambigui e generici, sono stati stabiliti per gli adulti e vengono applicati anche in età evolutiva in mancanza di un sistema alternativo più appropriato che consideri il punto di vista evolutivo, ponendo una serie di limiti sia nella pratica clinica sia nella ricerca.

Certamente d’aiuto nella valutazione del paziente con disturbo psicosomatico si dimostrano alcuni strumenti di misura come il Children Somatization Inventory, scale di misurazione del dolore, degli eventi di vita potenzialmente patogeni (life event record) e della personalità, quali, ad esempio, la Toronto Alexythimia Scale, che vengono proposti per l’uso clinico e di ricerca.

I costrutti teorici, sottostanti la concezione di alcuni testi citati, mettono in evidenza la relazione fra funzionamento psicosomatico e capacità di identificare, modulare ed esprimere le proprie emozioni e riconoscere le altrui: centrale risulta quindi il concetto di Alexitimia, cioè la carenza di questa specifica capacità, che potrebbe essere fonte di ulteriori spunti di riflessione per una più utile comprensione della patologia psicosomatica, soprattutto se, come viene ripetutamente suggerito, se ne approfondissero le connessioni con costrutti teorici quali quello di regolazione affettiva, acquisita all’interno del sistema interattivo degli scambi precoci madre bambino, e di capacità di mentalizzazione, rappresentazione e funzione autoriflessiva con riferimento al pensiero di Fonagy.

L’attenzione viene rivolta ai dati di ricerca che mettono a confronto e collegano gli aspetti relazionali, nel cui contesto avviene lo sviluppo psicologico del bambino, e i disturbi e le difficoltà che questo incontra anche nelle sue fasi più precoci. Le risposte somatiche, infatti, costituiscono la forma più immediata di espressione e di comunicazione di cui disponga il bambino per segnalare il suo malessere.

Il paradigma esplicativo fornito dagli autori della scuola francese, che individua il passaggio dal funzionamento interattivo primitivo all’elaborazione di capacità mentalizzanti, quale fattore genetico dell’equilibrio psicosomatico, può essere utilizzato nell’interpretazione dei disturbi causati da carenze affettive: basti pensare alle conseguenze patologiche della separazione precoce dalla madre nei neonati affetti da depressione e atonia, disturbi del sonno, e dalla sindrome del ritardo di crescita come massima espressione della patologia da deprivazione. Il ruolo svolto dall’ambiente e dalle prime esperienze all’interno del contesto familiare è sostanziale per la strutturazione stessa dell’esperienza del dolore nell’infanzia e per la gestione dei vissuti ad essi connessi, sia in termini di sviluppo e modificazione del sistema nervoso centrale sia nell’ottica, più prettamente psicologica, dell’attribuzione di significati individuali all’esperienza dolorosa.

Un costante puntuale riferimento alla clinica, dalla diagnosi alla terapia, attraversa i capitoli dedicati agli specifici disturbi come quelli del comportamento alimentare, del sonno e del ciclo mestruale in adolescenza, nei quali la complessità delle componenti somatiche, psicologiche ma anche ambientali e sociali impone un approccio integrato e olistico ed un trattamento multidisciplinare.

Il volume, quindi, si propone come un piccolo, approfondito trattato delle malattie psicosomatiche con riferimento specifico all’età evolutiva, che considera, in modo complesso e in un’ottica clinica, molti disturbi che si situano ai confini fra mente e corpo, fornendoci un ricco apparato di conoscenze utili per l’approccio al paziente e alla sua famiglia sia nell’ambito diagnostico, sia terapeutico, nonch da un punto di vista concettuale.

13 gennaio 2010
 

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