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Guidare le linee-guida

Federico Romagnoli su "Linee-guida per la pratica clinica. Metodologia per l’implementazione",
di Luciana Ballini e Alessandro Liberati.
Recensione pubblicata su Bollettino SIFO, gennaio-febbraio 2005

Negli ultimi anni la ricerca in campo medico e biologico ha prodotto una tale quantità di nuove conoscenze che è diventato difficile per il medico prendere decisioni cliniche fondate sulle prove scientifiche disponibili, a meno che egli non operi in un ambito molto ristretto o specialistico. Per ovviare a queste difficoltà, che i tradizionali manuali di medicina non possono affrontare per i tempi tecnici che ne caratterizzano la redazione e la pubblicazione, sono stati messi a punto nuovi strumenti di diffusione delle conoscenze e di aiuto alle decisioni nella pratica medica, come le revisioni sistematiche, le metanalisi, le rassegne di letteratura, ecc. A partire dagli anni ottanta, per rispondere a queste esigenze di trasferimento delle conoscenze prodotte dalla ricerca biomedica, si sono sviluppate le cosiddette "linee-guida", allo scopo di produrre raccomandazioni utili ad orientare la pratica clinica. In molti casi le linee-guida possono anche aiutare le strutture e gli operatori sanitari a razionalizzare l’uso delle risorse, migliorando nel contempo la qualità degli esiti clinici. Secondo una definizione autorevole, le linee-guida sono "raccomandazioni di comportamento clinico, elaborate mediante un processo di revisione sistematica della letteratura e delle opinioni di esperti, con lo scopo di aiutare i medici ed i pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni cliniche". Le linee-guida nascono, quindi, per rispondere a un obiettivo fondamentale: assicurare il massimo grado di appropriatezza degli interventi, riducendo al minimo quella parte di variabilità nelle decisioni cliniche che è legata alla carenza di conoscenze ed alla soggettività nella definizione delle strategie assistenziali.

Tutto questo è il "gold standard", ma quando si cerca di trasferire ed applicare le linee-guida nelle singole realtà, ecco che nascono i problemi. L’adattamento locale, da parte di un servizio o di un’Azienda sanitaria, di raccomandazioni scientifiche è un processo di revisione della pratica assistenziale; una volta effettuata la revisione, si scelgono alcune raccomandazioni chiave da implementare. La trasferibilità nella pratica clinica delle linee-guida scientifiche rappresenta un problema ampiamente documentato: la scienza medica evolve rapidamente ed in maniera consistente, ma la pratica clinica quotidiana recepisce tali novità con difficoltà e ritardo. Tantissime sono le linee-guida pubblicate, ma poche quelle implementate con successo; anche quando i clinici sono consapevoli delle evidenze e della necessità di cambiare, alterare stili di pratica ben radicati risulta difficile.

Questo libro (Luciana Ballini e Alessandro Liberati, “Linee-guida per la pratica clinica. Metodologia per l’implementazione“, 2004, Il Pensiero Scientifico Ediotore, ndr) si occupa proprio delle difficoltà che si incontrano nel processo di trasferimento delle indicazioni internazionali nel contesto locale di una Azienda o di un singolo Ospedale.

Il testo è esauriente e ben strutturato, e prende in esame i passi necessari per affrontare, e cercare di risolvere, il problema. Si parte dalle metodologie di adattamento, con la creazione di un contesto ed un clima favorevole all’adozione a livello locale delle linee-guida. Si tratta poi dell’implementazione, di come individuare (e potenziare) i fattori favorenti il cambiamento e, viceversa, rimuovere i fattori di ostacolo. Infine vengono esaminati gli strumenti necessari per la valutazione dei risultati raggiunti. Nelle appendici sono analizzati gli attributi metodologici delle linee-guida, ed i meccanismi di trasferimento dell’informazione.

Questa monografia, utilissima per chi lavora nel campo della gestione e programmazione sanitaria, è una buona lettura anche per i clinici e, in generale, per tutte le figure professionali che si occupano di salute all’interno dei Servizi Sanitari.

Autori del libro sono Luciana Ballini, laureata in Sociologia alla London School of Economics e ricercatrice presso il CeVEAS (Centro per la Valutazione dell’Efficacia dell’Assistenza Sanitaria) di Modena, ed Alessandro Liberati, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, responsabile dell’Area Ricerca ed Innovazione dell’Agenzia Sanitaria Regionale dell’Emilia Romagna, e direttore del Centro Cochrane italiano.

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