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I maschi “disegnati” sui metrò…
I maschi “disegnati” sui metrò… |
Marco Romani, Il Venerdì di Repubblica, a colloquio con Laura Dalla Ragione, responsabile del Centro disturbi del comportamento alimentare, Palazzo Francisci di Todi, Asl 2 dell’Umbria |
![]() Laura Dalla Ragione ha fondato e dirige due centri in Umbria per la cura dei disturbi alimentari (a Palazzo Francisci, a Todi, e a Città della Pieve) e dalla sua esperienza è nato il libro Giganti d’argilla (Il Pensiero scientifico editore, pp. 202, euro 18), scritto con la collega Marta Scoppetta e dedicato ai disturbi alimentari maschili, i più subdoli perché spesso si nascondono dietro un fisico da copertina. Tutta colpa della tanto desiderata pancia a "tartaruga"? In realtà la bigoressia, che colpisce tra i diciassette e i quarant’anni, cela disagi legati alla crisi dell’identità maschile. Tra i nuovi disturbi c’è per esempio l’ortoressia, ovvero l’ossessione di nutrirsi solo di cibi puri. Il terrore di essere avvelenati da alimenti adulterati e transgenici spinge questi malati ad alimentarsi solo con pietanze controllate e a passare l’intera giornata alla loro ricerca. "L’ortoressico" dice Dalla Ragione "vive con un chiodo fisso e ha un profondo rancore verso familiari e amici che non condividono le sue scelte, così alla fine si emargina. Mangiare è una fonte di ansia e «drogarsi» di cibo sano può portare carenze nutrizionali gravi". All’eccesso opposto c’è chi si abbuffa di qualunque cosa trovi nel frigorifero, arrivando a ingurgitare quantità di cibo tali da far quasi perdere coscienza, per poi provare disgusto per se stesso. Si chiama Dai (disturbo da alimentazione incontrollata) e colpisce sia bambini in età preadolescenziale sia uomini dopo i 45 anni. A differenziarlo dalla bulimia è il fatto che, al termine della mangiata, non si ricorre al vomito, a forsennate pratiche sportive o all’assunzione di lassativi, e quindi il disturbo è spesso associato a gravi forme di obesità. La bulimia, proprio perché spesso associata a un perfetto peso forma, è più difficile da riconoscere e da sconfiggere. Alessandro, uno dei pazienti di Palazzo Francisci, combatte contro la «bestia, sua maestà il cibo», come lo chiama lui. Malato da tredici anni, è dovuto passare attraverso diagnosi sbagliate prima di farcela. "Una guarigione sicura e completa" dice Dalla Ragione "si ha solo se il disturbo viene affrontato entro il primo anno. Altrimenti si radica, e diventa difficile curarlo". Infine c’è l’anoressia, che colpisce bambini e adolescenti spesso con un passato di obesi. Per evitare le prese in giro il ragazzo inizia una dieta, ma in breve la bilancia diventa pietra di paragone del proprio saper controllare il corpo ed essere un vincente. Nella struttura umbra, per i casi più gravi, è previsto anche il ricovero. Durante il quale un’equipe di psicologi, psichiatri, dietisti e internisti rieducano il paziente a una sana alimentazione, andando fino alla radice del disturbo con terapie singole e di gruppo. Compresa la riabilitazione allo specchio, durante la quale si insegna a guardare il proprio corpo in maniera oggettiva, senza le distorsioni della malattia. "Viviamo in una società che, a fronte di una sterminata offerta di cibo, indica poi la magrezza come chiave del successo" conclude la psichiatra. "L’adolescenza è un periodo difficile per tutti, per i maschi soprattutto, perché a loro viene chiesto di più dal punto di vista sociale". E poi non sempre i medici sanno riconoscere dietro la magrezza esagerata di un bambino o i pettorali gonfi di un adulto i segni di una richiesta d’aiuto. |
Articolo di Marco Romani, pubblicato su Il Venerdì di Repubblica n. 1112, 10 luglio 2009. |