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Il catalogo aperto

È tempo di classifiche: il miglior libro, il film più bello, la foto più emozionante, la app più utile. Mettiamo ordine nella memoria, così facendo, ed entriamo nel nuovo anno contenti di averla sentita, quella musica, o di averlo davvero assaggiato quel buonissimo piatto nel ristorante giudicato “il migliore”. Ma se in un mondo di libri pubblicati in uno o più anni non è difficile scegliere, è più complicato farlo nel catalogo di una singola casa editrice: qualcuno, come Italo Calvino, sosteneva fosse addirittura impossibile, essendo i libri indistinguibili come le onde che si succedono frangendo sulla spiaggia. È il mare, piuttosto, a dover essere osservato. Così, giudicare i singoli libri del catalogo di un editore è, se non impossibile, almeno un po’ ingiusto o arbitrario; un titolo può sembrare “il migliore” solo perché un insieme di altre opere uscite prima o dopo di lui ne ha preparato la strada o lo ha sostenuto.

Al gioco del giudizio personale si sono prestate otto redattrici e redattori del Pensiero Scientifico Editore e di Think2it: ma non del più bello, hanno parlato. Piuttosto, del loro libro preferito, ed è una differenza non da poco. Si può preferire un libro perché originale e prezioso, come lo è stata per decenni per il Pensiero la Fisiologia illustrata di McNaught e Callander. Si può essere legati ad un libro per i vissuti che lo sottendono, come nel caso della Sanità tra ragione e passione, o per la storia appassionante che c’è dietro, e penso a Cattive acque e al colera a Londra studiato da John Snow. Possiamo non volerci separare da un libro per il divertimento che ci ha regalato, come nel caso della Dura vita del beato porco, o per il ricordo di averlo notato per puro caso in uno scatolone della Little, Brown & Co. ad una Buchmesse di tantissimi anni fa, con un titolo stranissimo che sarebbe diventato lo Scarpe slacciate di cui parla Emanuela Valente.

Fino a qualche anno fa, la preparazione e la stampa del catalogo era uno dei momenti chiave dell’anno editoriale. Oggi non è più così: è tutto online e in divenire, e non c’è più la consolazione di quelle pagine un po’ auto-celebrative. Le cose cambiano e, per fortuna, non sempre in peggio. Elaborato ormai il lutto della privazione di un catalogo di carta, il 16 dicembre mi è capitato di entrare in una specie di catalogo vivo: il Centro di Formazione della Azienda sanitaria di Reggio Emilia inaugurato il 16 dicembre scorso. La struttura è intitolata ad Alessandro Liberati e le aule ad Archie Cochrane e Avedis Donabedian. Ancora, uno spazio a Giulio Maccaccaro, curatore della collana “Medicina e potere” che ospitò la prima edizione delle “random reflections” del papà della medicina basata sulle prove: un libro straordinario, “preferito” da tanti, capace di fare il salto tra due cataloghi diversi – quello di Feltrinelli e quello del Pensiero – che negli anni Settanta dialogavano come fossero persone.

Ecco cosa dovrebbe essere un catalogo davvero “aperto”: uno spazio di discussione, stanze con finestre sempre spalancate, un luogo di confronto, di formazione e di crescita tra lettori, autori e pensieri diversi. Ed è in un ambiente così che dei redattori capaci, intelligenti e simpatici come quelli del Pensiero possono realmente farsi interpreti del lavoro degli autori, stabilendo connessioni tra pagine sempre diverse ma attraversate da un filo rosso che le lega le une alle altre.

18 dicembre 2013

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