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Il diario di Jacopo Juri

Prima puntata: quando uno dice “sfiga”

A 18 anni, quasi casualmente, riceve diagnosi di linfoma di Hodgkin e si rende conto della serietà della malattia quando guarda negli occhi i genitori. Jacopo, però, ha una straordinaria capacità di cogliere il lato positivo degli eventi e capisce che da quel momento comincia il suo percorso “pieno di doni, non solo materiali ma anche affettivi”, il primo dei quali è Giotto, un labrador color cioccolata, una risorsa preziosa per i momenti più difficili.

Jacopo affronta la malattia e le pesanti cure che richiede concentrandosi sullo studio: si diploma a pieni voti e si iscrive al corso di laurea in Design del Prodotto Industriale presso il Politecnico di Milano.

Dopo una prima fase in cui regredisce, la malattia si ripresenta e stavolta sarà necessario un autotrapianto; questo intervento gli permetterà di stare abbastanza bene per circa un anno, fino a quando gli viene diagnosticata una forma mista di linfoma Hodgkin-non Hodgkin. Per affrontare questa nuova evenienza saranno necessari altri cicli di chemioterapia e poi il trapianto aploidentico, o trapianto da donatore. Sarà la madre, compatibile solo per metà, “a donarmi la vita una seconda volta”.


Seconda puntata:
un diario per ricominciare

“Sicuramente non sono normale. Già scrivere un diario, ma scriverlo in un giorno non è normale.” Quello di Jacopo Juri è un diario scritto di getto, in una giornata di sfogo poco prima del trapianto. “Avevo molta paura. Ho cominciato a scrivere alla mattina. Non ho nemmeno alzato le tapparelle. Alla fine della sera mi sono reso conto di aver scritto un libro”.

Scrivendo ha scoperto cose di lui che non conosceva: “Jacopo prima della malattia non so chi sia…”.


Terza puntata:
vivere al quadrato

“Ma se sono arrivato qui è grazie alla malattia o grazie a Jacopo e basta?”. Può sembra strano ma anche dopo sei anni di inferno, tra terapie e trapianti, Jacopo Juri non odia il Sig. Hodgkin e il Sig. non Hodgkin che senza invito si sono accomodati a “casa” sua. Ma li ringrazia.

Ora è come vivere al quadrato, tutte le sensazioni sono amplificate. E poi c’è una sorta di adrenalina perché la costante vicinanza alla morte di spinge anche di più a voler affrontare le tue passioni, portarle avanti.

La storia di Jacopo Juri continua con “mammablu”, papà, Giulia, nonna, zia, aunt, gli amici, l’amore e Giotto. Con tenacia e ironia.

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