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Il senso di ogni notte

Nell’agosto del 2008 inizia l’avventura di nottidiguardia.it: uno spazio virtuale dove storie e immagini vengono raccolte e condivise per raccontare una realtà, quella ospedaliera, riservata e sconosciuta ai più: una realtà forse meno spettacolare di quanto venga immaginata, ma tuttavia in grado di dispensare emozioni e poesia.

Sono convinto che la Medicina debba ritrovare la sua dimensione rituale e la sua sacralità, per potersi offrire veramente come “cura” della persona e non solo come rimedio artificiale spesso considerato ostile, estraneo alla natura; o addirittura come applicazione pratica di un progresso tecnologico anch’esso a volte temuto. Per iniziare a produrre questo cambiamento penso che si debba partire proprio dalla condivisione di tutto ciò che non è strettamente “scientifico”, ma che appartiene all’incommensurabile mondo di chi da questo sapere può trarre beneficio.

Dall’introduzione di Giuseppe Naretto

Questa iniqua contrattazione

Oggi ho parlato di nuovo con tua sorella e ho confermato tutto questo. Non c’è infezione, respiri autonomamente, ti guardi intorno. Ma il mio tono non è stato per niente persuasivo. Così alla fine tua sorella mi ha chiesto se c’era qualcosa che non andava. Cosa c’era che non mi convinceva. E io non ho saputo cosa rispondere. Per la prima volta mi sono sentito meno soddisfatto dei famigliari. Per la prima volta le mie speranze erano state più grandi di quelle di tua sorella. Sono arrabbiato, perché per sopravvivere hai pagato un prezzo alto. La morte, per lasciarti andare, ha voluto in cambio tutto ciò che avevi di bello. La tua intelligenza, il tuo buon umore, il tuo sguardo. La tua capacità di muoverti, di guidare la macchina. Io ho assistito impotente a questo ricatto. Io ho barattato la tua vita in cambio di tutto questo. Non potevo fare altrimenti. La mia unica arma di negoziazione è una medicina imprecisa, fallace, impotente. E ciò che mi fa ancora più rabbia è che presto mi dimenticherò di te, e della nostra sconfitta. Sarà sufficiente che il prossimo malato abbia la meglio in questa iniqua contrattazione, e io mi sentirò vincente. Ma non posso fare altrimenti. Perch io devo andare avanti per la mia strada e tu per la tua. Forse un giorno sapremo non solo come si curano gli organi, ma anche come si conservano i ricordi. Sapremo raccogliere la memoria che si era persa nel fango di un’emorragia e accendere uno sguardo che si era spento in un incidente stradale. Forse un giorno sapremo fare tutto questo, e allora potremo presentarci vincitori al tavolo dell’oscura signora. Ma fino ad allora il prezzo della vittoria sarà sempre molto alto, e la felicità verrà spesso sacrificata alla salvezza.
È per questo che ti chiedo, ancora una volta, scusa.

La pizza fredda

La notte inizia con le consegne. Di solito rapide, perché i colleghi hanno diritto di essere stanchi e voglia di andare a casa. Quasi sempre, dopo, c’è una pizza: mangiata fredda, perché se la ordini troppo presto il ragazzo della pizzeria te la porta durante le consegne e la pizza si raffredda, se invece aspetti un’ora, non appena te la porta, regolarmente chiamano dal pronto soccorso e quando ritorni, due ore dopo, la pizza è di nuovo fredda. Di giorno gli allarmi quasi non li senti, di notte ti rimbombano in testa. Di giorno le decisioni sono condivise, di notte spesso le prendi da solo, al massimo si prendono in due, per difendersi a vicenda dalle possibili osservazioni dei colleghi al giro del mattino. Di notte in cucina è più facile assaggiare un dolce romeno, è più facile scoprire che un collega si sta per sposare o che ha avuto un lutto in famiglia. Di notte, se un parente si ferma fino quasi al mattino al letto di un familiare, la Terapia Intensiva è più aperta di quanto potrà mai esserlo di giorno.


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25 novembre 2009

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