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Infanzia criminale

Nelle segnalazioni bibliografiche della Rassegna bibliografica: infanzia e adolescenza 1/2010 dell’Istituto degli innocenti di Firenze prende posto una recensione di uno studio pubblicato sulla rivista Infanzia e Adolescenza: “Disturbi psicopatologici negli adolescenti sottoposti a procedimenti penali”. Autori dello studio sono Alfio Maggioli, Alessandra Ciceri e Cecilia Pisa del Minotauro di Milano e Sara Belli dell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Milano.

copertina del libro the doctor is inLa recensione

Diversi studi hanno confermato che i giovani che entrano nel circuito penale hanno una probabilità da 3 a 5 volte superiore alla popolazione generale di sviluppare un disturbo mentale. Lo studio della presenza di disturbi psicopatologici negli adolescenti, che entrano nel circuito penale, può essere utile per orientare l’intervento dei servizi della giustizia minorile, sia riguardo alle modalità finalizzate a fornire un supporto agli adolescenti in difficoltà, sia riguardo agli obiettivi interni all’intervento del sistema penale.

La ricerca sulle diverse tipologie di adolescenti antisociali ha documentato due differenti gruppi di adolescenti delinquenti. Mentre un primo gruppo, più ristretto, comprende soggetti che manifestano pattern di comportamento antisociale stabili nel tempo, un secondo gruppo, più ampio, è rappresentato da adolescenti che esprimono comportamenti trasgressivi fase-specifici, che tendono a esaurirsi con il finire dell’adolescenza o nella prima età adulta.

Per rendere l’intervento dei servizi della giustizia minorile più efficace è importante operare sulla relazione tra la presenza di disturbi psicopatologici e il rischio di recidiva. La valutazione di tale rischio in un apporto di tipo sanzonatorio rappresenta un elemento potenzialmente aggravante della pena. In una prospettiva di giustizia educativa, come quella che ispira il Codice di procedura penale minorile italiano, può essere invece alla base della progettazione di interventi più mirati ed efficaci.

La ricerca qui presentata si propone di determinare la presenza di problemi psicopatologici negli adolescenti che sono presi in carico dai servizi della giustizia minorile, mettendoli in relazione con il rischio di recidiva. Il campione di 66 minori (maschi, età media 16,3 anni; 35% italiani, 65% stranieri e nomadi) in ingresso nel circuito penale nel 2005 presso i servizi della giustizia minorile di Milano (detenuti, residenti in comunità alloggio o in carico presso l’Ufficio di servizio sociale per minorenni) è stato valutato attraverso un questionario autosomministrato e tre questionari compilati dagli operatori.

La valutazione da parte degli operatori rileva problemi internalizzanti nel 72% degli adolescenti e una stessa percentuale di esternalizzanti. I risultati del questionario autosomministrato indicano che il 38% degli adolescenti ha problemi esternalizzanti e il 29% internalizzanti. Il confronto tra i disturbi psicopatologici valutati da­gli operatori e un indice di rischio di recidiva mostra che il 91,2% degli adolescenti con un alto indice di rischio ha un livello clinicamente significativo di problemi di rilevanza psicopatologica. Il 44,5% dei minori con un alto rischio di recidiva, valutato sulla base di indicatori relativi al percorso penale, si colloca in un’area clinica, contro il 91,9% con un indice di recidiva basso, che non manifesta disturbi psicologici. Anche l’indice legato al contesto di sviluppo è correlato ai disturbi psicologici, in particolare a quelli esternalizzanti, come aggressività e devianza. In generale, il livello di restrittività dei provvedimenti espressi dalla magistratura segue la gravità della psicopatologia, come pure la tendenza alla recidiva.

I risultati mostrano che i disturbi psicologici sono diffusi tra i minori che entrano nel circuito penale e che sono presi in carico nei servizi di giustizia minorile. Questi dati indicano che una corretta valutazione psicologica all’ingresso del sistema penale può essere utile per orientare l’intervento dei servizi. L’attenzione ai bisogni e alle problematiche che sono alla base dei reati è un fattore centrale e discriminante dell’efficacia dell’intervento nell’ambito della giustizia minorile. Il fatto che il disagio psicopatologico sia soprattutto presente tra i minori che sono a rischio di recidiva, ripropone l’esigenza di operare interventi in cui il trattamento educativo e sociale sia integrato con quello psicologico. Quest’ultimo dovrebbe riguardare non solo i minori con problematiche psichiatriche conclamate, ma anche quelli con alto rischio di recidiva.

29 settembre 2010

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