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L’ABC dell’empowerment

Benché ancora orfana di un’adeguata e condivisa traduzione in lingua italiana, la parola empowerment è entrata ormai a far parte del linguaggio comune di coloro che si occupano di sanità e assistenza nel quotidiano, così come di coloro che promuovono progetti di ricerca condivisi. L’etimologia della parola suggerisce una suddivisione in tre distinte sezioni: em-power-ment. Il prefisso em viene utilizzato con il significato di “mettere nella condizione di” o anche di “andare verso”, riferendosi quindi ad un movimento propositivo verso qualcosa. Il sostantivo power viene in genere tradotto letteralmente come “potere”, “essere in grado di”, “potere di”. Infine, il suffisso ment definisce al tempo stesso sia un processo, sia un risultato. L’empowerment – proprio per questa sua quasi-impossibile traduzione che i termini capacitazione, accrescimento, concessione di potere certo non soddisfano – è diventato un contenitore ampio, alimentato da diverse e variegate esperienze.

In generale, le attività di empowerment si caratterizzano per essere dinamiche e non definite temporalmente, mirate al singolo soggetto ma anche alla collettività, sempre comunque finalizzate ad un percorso condiviso, di scambio e di partecipazione.In un panorama così variegato e stimolante, questo libro di Maria Augusta Nicoli e Vincenza Pellegrino (ndr: L’empowerment nei servizi sanitari e sociali, Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2012) rappresenta un riferimento significativo per diverse ragioni.Innanzitutto il libro parte da un’esperienza concreta – il progetto avviato da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) – svolta in collaborazione con diverse realtà regionali e articolato con un focus particolare in Emilia-Romagna, durante la quale, partendo dalla definizione e dallo schema teorico dell’empowerment, si è arrivati alla raccolta e diffusione di esperienze sviluppatesi sul campo, che rappresentano la base per una riflessione più ampia sul tema.

A seguire, il libro vuole sottolineare le molte facce dell’empowerment. Nell’esperienza di chi scrive l’empowerment riguarda il singolo paziente/cittadino nel suo rendersi informato e consapevole e si riverbera sulla collettività, in particolare le associazioni di tutela di cittadini e pazienti, nel rendersi capaci di entrare con maggior appropriatezza e incisività nel dibattito sulla salute. Il libro allarga questo orizzonte e presenta l’empowerment come un momento di completo coinvolgimento di tutti coloro che sono partecipi in un percorso in sanità: i cittadini/pazienti certo, ma anche tutti gli operatori e i dirigenti.Percorsi e scambio di conoscenze sono i traccianti per la lettura dei vari contributi, nei quali la riflessione si concentra sul concetto di empowerment (come lo definisco i vari attori), ma arrivando alla concretezza delle pratiche e degli strumenti da utilizzare per agire veramente l’empowerment, quindi definizioni, presentazione concreta di tecniche e strumenti, consigli operativi.

Il volume si articola in dieci capitoli affidati a diciotto diversi autori, a dimostrazione della ricchezza di punti di vista e di esperienze differenti offerte dal volume; si procede dalla presentazione di che cosa si intende per empowerment attraverso vari riferimenti teorici, per dettagliare poi anche sulla nascita, sviluppo e definizione del termine, ricordando che le prime teorie sull’empowerment risalgono al 1981. Il concetto viene discusso in riferimento al contesto sociale contemporaneo e viene sottolineata la circolarità del concetto e dell’esperienza di empowerment: il singolo protagonista – qualsiasi sia il suo ruolo – una volta empowered diventa parte di un sistema che a sua volta necessita di empowerment da trasferirsi nel percorso di cura e nell’organizzazione. L’empowerment in buona sostanza cambia la prospettiva nella quale muoversi e le esigenze per le quali si cercano risposte.

Si prosegue interrogandosi poi sul senso dell’empowerment tra autonomia, ruoli e quotidianità organizzativa, arrivando a descrivere esperienze concrete di attività di empowerment che possono essere da traccia e stimolo per concretizzare altre esperienze sulla base di questa lettura. Vengono in particolare approfondite tre tecniche: il teatro dell’Oppresso, l’Open space technology e i Laboratori narrativi.

Gli ultimi capitoli sono quindi dedicati alla lettura e alla riflessione su alcuni percorsi effettivamente sviluppatesi e al loro monitoraggio. L’attenzione riservata nell’opera alla valutazione continua dei risultati è un aspetto fondamentale per verificare il risultato dell’esperimento di empowerment: anche questo è un aspetto assolutamente condivisibile nell’impostazione data a questo libro.

In una società e sanità che sempre più frequentemente metterà al centro il cittadino (e tutti siamo cittadini) nella condivisione di percorsi e nel processo/percorso decisionale, l’empowerment – chiamiamolo ancora così fino a quando non verrà condivisa una traduzione convincente – gioca un ruolo importante e di stimolo, sia per gli operatori sanitari sia per la collettività. Non può essere casuale d’altra parte il forte richiamo alla centralità del paziente nei Piani sociali sanitari: per la realizzazione di questa centralità è essenziale che i concetti che sottendono e sostengono l’empowerment siano fortemente condivisi ed applicati. È importante che di questo si continui a discutere per arrivare a percorsi e modalità condivise, superando, come si sottolinea nell’epilogo del volume, quell’occasionalità che ha caratterizzato le iniziative di empowerment di questi anni.

Recensione pubblicata originariamente su L’Infermiere, numero 1, 2012.

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