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La medicina che “fa bene”

Marco Bobbio, Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, su "Prevenire gli errori in terapia"

Da qualche anno si comincia a parlare anche in Italia di errori in medicina. Non perché siano aumentati o perché i giornali gioiscano nel poter sparare titoli a quattro colonne sulla malasanità. Ma perché ci si sta rendendo conto che individuare, valutare, studiare, correggere gli errori sia il cammino necessario per intraprendere iniziative atte a ridurre il rischio e gli incidenti che si possono verificare in ogni tipo di intervento negli ospedali come nel territorio. Su questo tema ultimamente sono state condotte ricerche, organizzati simposi e pubblicati articoli.

Giunge a proposito la traduzione del manuale dell’organismo statunitense delegato a fornire l’accreditamento degli ospedali (Joint Commission on Accreditation of Healthcare Organizations, JCAHO) riguardante le strategie da adottare per ridurre il rischio di errori nella prescrizione e nell’erogazione delle terapie. Mentre nel Regno Unito il farmacologo clinico fa parte integrante del team medico degli ospedali, in Italia i medici si credono ancora troppo infallibili per accettare consigli da parte di una figura professionale con competenze complementari.

Si tratta di un vero e proprio manuale che affronta con dovizia di dati i problemi riguardanti la prescrizione, la preparazione, la dispensazione, la somministrazione, il monitoraggio della terapia. Si impara con un certo sgomento quali e quante siano le situazioni in cui si possono commettere errori, da quando il medico pensa alla necessità di un trattamento a quando il paziente assume la terapia.

L’ultimo capitolo affronta le strategie che si possono adottare per minimizzare gli effetti indotti dagli errori. Un libro per i farmacisti a cui viene dato giustamente un ruolo fondamentale nel processo terapeutico, ma soprattutto per quei medici che credono di non commettere errori e, per questa stessa convinzione, non attivano strumenti per adottare misure correttive. Un primo passo per introdurre anche in Italia la cultura della sicurezza negli ambienti sanitari.

 

8 novembre 2006

Recensione pubblicata sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità 2006; 42 (2): 246.

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