Per comprendere natura e gravità di una afasia, dobbiamo disporre delle conoscenze sulla struttura normale del linguaggio e sul suo uso in situazioni “ecologiche”: gli studi di neuropsicologia cognitiva ci aiutano a conseguire il primo di questi obiettivi; per il secondo ci si avvale degli studi di linguistica pragmatica. Il danno in un soggetto afasico apparirà quindi diverso a seconda del punto di partenza assunto dall’esaminatore. È per questo motivo che il volume di Anna Basso è intitolato "Conoscere e rieducare l’afasia": dapprima occorre costruire la basi di una conoscenza comune e solo su queste basi possiamo, poi, parlare di riabilitazione; la rieducazione giunge al termine di un lungo percorso. Il libro si propone di compiere insieme al lettore questo percorso, per trattare la riabilitazione non come una serie di interventi prescrittivi, ma come proposte razionali, giustificate dalle attuali conoscenze.Professor Pizzamiglio, quali sono le esigenze cui questo libro vuole rispondere? Cosa è cambiato, oggi, in questo settore? Come vengono esposti, nel libro, questi cambiamenti? Si può dire che è iniziata una fase più scientifica nel campo della rieducazione dell’afasia? Il libro contiene suggerimenti che possono essere utilizzati nella pratica clinica? A chi è rivolto questo libro?
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| Dal libro “La neuropsicologia cognitiva ha permesso di affrontare lo studio dei soggetti afasici (e, più in generale, di soggetti cerebrolesi con danni cognitivi) dal punto di vista della struttura normale. Se i modelli della struttura normale sono abbastanza dettagliati, anche la diagnosi funzionale può essere dettagliata e ne dovrebbe logicamente seguire un trattamento riabilitativo più specifico. Purtroppo, una diagnosi non dà indicazioni terapeutiche: sapere che un soggetto ha un danno in questa o quella componente non è sufficiente per stabilire cosa fare. Tuttavia, una diagnosi precisa è già di per s un grosso aiuto per il terapista.” “Dire e capire frasi sono operazioni molto più complesse e meno note di quelle necessarie a dire e capire parole isolate. Data la complessità delle operazioni coinvolte, le ipotesi sui meccanismi sottostanti alla nostra capacità di elaborare frasi sono meno dettagliate delle ipotesi relative alla elaborazione di parole isolate.” “Il trattamento riabilitativo non consiste solamente nel tipo di esercizio; la riabilitazione è un processo interattivo in cui il comportamento di una delle due parti influisce direttamente sul comportamento dell’altra parte. Terapisti e persone afasiche non sono macchine pre-programmate, hanno caratteri e personalità diverse. Vi è però un aspetto della interazione tra soggetto afasico e terapista molto importante per il successo del trattamento, che il terapista deve conoscere e mettere sempre in atto: l’ascolto. Il terapista deve ascoltare il soggetto afasico non solo per capire ciò che dice, ma soprattutto per capire ciò che intende dire.” |
| L’autrice Anna Basso è professore associato di Neuropsicologia clinica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano. Dal 1962 lavora presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche, coordinando l’attività di ricerca e di insegnamento connessa ai disturbi acquisiti delle funzioni cognitive, con particolare riguardo ai disturbi del linguaggio. |
L’afasia: dalla teoria alla pratica
"L'afasia può essere definita come la perdita, totale o parziale, del linguaggio, conseguente alla lesione di determinate aree cerebrali". Così scrive Anna Basso nel suo recente volume "Conoscere e rieducare l'afasia", in cui ripercorre quel cammino necessario per trattare adeguatamente l'afasia con una serie di interventi razionali e giustificati dalle attuali conoscenze. Vi proponiamo alcune considerazioni del professor Luigi Pizzamiglio, riportate sull'ultimo numero di Recenti Progressi in Medicina.


