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Lavarsi le mani, una sana abitudine

Il gesto che salva la vita, ovvero il lavaggio delle mani, da utile raccomandazione è diventato un’abitudine che ci accompagna ogni giorno più volte al giorno ormai da quando è scoppiata l’epidemia di covid-19. A suo avviso, si tratta di un’abitudine che da ora in poi rimarrà stabilmente nelle nostre vite?

Credo che rimarrà per molto tempo, anche se a volte si sentono alcune persone un po’ stanche di doversi lavare le mani così spesso. In estremo oriente l’uso della mascherina quando si ha il raffreddore o l’influenza è un’abitudine che dura da tanti anni; altrettanto l’igiene delle mani potrebbe rimanere un’abitudine regolare per molti anni a venire anche da noi. Mia madre era sempre molto attenta quando ero un bambino a farmi lavare le mani: forse un’abitudine imparata da mia nonna che aveva vissuto la pandemia della spagnola, un secolo fa.

La pandemia ha indubbiamente cambiato il nostro modo di stare con gli altri e di vivere la socialità. Mascherine, distanziamento, coprifuoco sono tutti aspetti che da molti mesi limitano fortemente le nostre relazioni con il mondo esterno. Tuttavia, volendo ad ogni costo trarre un insegnamento positivo da questa terribile esperienza, a cosa possiamo pensare ogni volta che rinunciamo a stringere una mano o ad abbracciare un amico per strada?

Per noi italiani vivere una vita con pochi contatti è una sofferenza ma credo che pensare di poter evitare di infettarsi e di evitare di far ammalare un nostro caro o un amico sia un aspetto di grande importanza. Ci sono tanti gesti che altri popoli usano per salutarsi e scambiarsi segni di saluto e di affetto, alcuni eleganti, come l’inchino degli orientali, altri calorosi quali la mano sul cuore, come suggerisce anche l’Organizzazione mondiale della sanità. A volte il cambiamento non è così difficile.

Durante gli ultimi mesi, la trasmissione delle infezioni è diventata un argomento quotidianamente dibattuto un po’ dappertutto a qualsiasi livello di competenza: in Tv, sui quotidiani, in rete, nei luoghi di lavoro. Come è stato vissuto dalla Simpios un tale e improvviso avvicinamento alla vita di tutti i cittadini?

Ci è sembrata una grande occasione per far capire a tutti i cittadini e a tutti i sanitari, l’importanza dell’igiene delle mani nella prevenzione delle infezioni. Crediamo che il concetto sia ormai ben chiaro alla grande maggioranza delle donne e degli uomini di tutto il mondo e pensiamo che giornate commemorative come questa possano permettere a tutti di ricordarne l’importanza. Tutti i soci della Simpios si impegnano per continuare a tenere alta l’attenzione su questo tema: questo aspetto è stato uno dei pochi aspetti positivi della pandemia.

Nel terzo capitolo del libro “Il gesto che salva la vita”, che Il Pensiero Scientifico Editore ha pubblicato in collaborazione con la Simpios da lei presieduta, si legge: “Didier non ce l’ha con nessuno, soprattutto non con quelli privi di forza di volontà. Li capisce”, parlando dei medici che non adottano tempestivamente le nuove disposizioni igieniche. Questo perché, come spiega più avanti, “ognuno dovrebbe poter adottare il suo ritmo, purché tutti raggiungano la propria destinazione”. Secondo lei, l’atteggiamento mentale di Didier potrebbe essere vincente anche nella situazione attuale o le cose sono diverse oggi?

È giusto non creare obblighi in particolare per chi dimostra poca forza di volontà. È necessario sviluppare programmi di informazione, formazione ed educazione per ottenere l’evoluzione culturale necessaria. È un processo lungo e complesso che credo possa portare a buoni risultati: tutti dobbiamo crederci. Giornalisti, operatori sanitari, insegnanti studenti, pazienti, caregiver e associazioni dei pazienti dovrebbero condividere lo stesso progetto.
In Italia siamo in difficoltà da tempo sull’igiene delle mani, e siamo fra i paesi in Europa con il numero più elevato di decessi per microrganismi multiresistenti e per infezioni correlate all’assistenza. Nel 2018 eravamo fra gli ultimi per la corretta applicazione dell’igiene mani: con il covid-19 le cose potrebbero essere cambiate.
Purtroppo in questo periodo pandemico così complesso, con una pressione elevatissima sugli ospedali e spesso con carenza di personale perché ammalato, riuscire a “trovare il proprio tempo” forse è molto più difficile. Senza dubbio abbiamo imparato tutti ciò che si deve fare: dobbiamo trovare il momento opportuno per poterlo mettere in pratica, ognuno con i propri tempi. Speriamo che arrivino rapidamente tempi migliori: questo dipende in grandissima parte da noi e la Giornata mondiale per il lavaggio delle mani del 5 maggio ha anche questo obiettivo.

Dal libro


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