In primo piano

Neo-mamme in lacrime

Neo-mamme in lacrime

 
 
quando_le_madri_non_sono_feliciQuando le madri non sono felici è il titolo di un mio libro (scritto insieme a Silvia Cimino e Cristina Trentini, Pensiero Scientifico Editore) che descrive la condizione psicologica delle donne che diventano madri e che non sono in grado di gioire per questa grande opportunità della vita e per l’arrivo del figlio. Non sono in grado di gioire perché soffrono di depressione: a volte questo avviene fin dalla gravidanza, si sentono senza vitalità, non sono in grado di guardare al futuro e spesso tutto questo inizia con irregolarità del sonno oppure con perdita di appetito o al contrario con una fame irrefrenabile. Questi disturbi vengono spesso male interpretati perché attribuiti alla gravidanza, che a volte può modificare i ritmi personali della donna. Ma la depressione non viene riconosciuta e diagnosticata, anche perché le donne che ne soffrono tendono a nascondere il proprio stato di prostrazione: si sentono in colpa per non corrispondere al luogo comune che vuole una donna in attesa, o che ha avuto un figlio, per forza contenta e compiaciuta.

Sul tema si sta concludendo in questo periodo il Progetto nazionale finanziato dal Ministero della salute e coordinato dal Dipartimento di psicologia dinamico-clinica della Sapienza di Roma, a cui hanno partecipato oltre ai consultori familiari romani anche i servizi sanitari di Palermo e Savona. Nel convegno conclusivo che si è tenuto recentemente a Roma sono stati discussi i risultati di questa indagine che ha coinvolto migliaia di donne intervistate sia durante i corsi di preparazione al parto che durante le consultazioni ostetriche. Il 13,5% delle donne intervistate a Roma presenta un rischio depressivo, ossia un’alterazione dell’umore con uno stato di prostrazione, pensieri negativi, facilità al pianto, idee di suicidio, disturbi del sonno e dell’alimentazione. Va chiarito che rischio depressivo non significa necessariamente disturbo depressivo in senso psichiatrico, ma in ogni caso può rappresentare un rischio per lo sviluppo della depressione dopo il parto, in quanto vi è una notevole continuità dei disturbi dell’umore fra gravidanza e post-partum. Va sottolineato che il tasso del rischio depressivo varia molto a seconda delle zone della città, riconfermando il fatto che i fattori sociali influiscono notevolmente sulle reazioni depressive. A questo proposito confrontando le donne italiane con le donne immigrate il rischio depressivo nel primo gruppo è dell’11%, mentre nel secondo raggiunge il 15%. Ulteriore conferma: nell’area palermitana il rischio depressivo raggiunge il 22% delle donne, mentre a Savona il rischio riguarda l’8% delle donne.

Le madri a rischio depressivo sono meno in grado di rispondere al figlio e di prendersi cura di lui in modo adeguato. Ma già fin dalla gravidanza il bambino nella pancia della madre subisce delle influenze negative perché il cortisolo, che è un ormone dello stress più elevato nelle donne che soffrono di depressione, può avere un effetto tossico sul cervello del feto, come è documentato dalle registrazioni elettroencefalografiche nel cervello del bambino dopo la nascita.

Vedendo poi la presenza dei fattori psicosociali, che possono aiutare in senso positivo la maternità, anche qui si è riscontrata una distribuzione molto squilibrata (non adeguato supporto sociale nel 32% delle donne immigrate, percentuale che scende all’8% nelle donne italiane). E questi dati riguardano le donne più consapevoli e con maggiori risorse personali e familiari, donne che si rivolgono ai consultori familiari. Ci dobbiamo chiedere qual è il tasso depressivo e psico-sociale nelle donne che non hanno queste opportunità.

Che cosa fare per aiutare madri e bambini in difficoltà? Il Progetto per la depressione ha sperimentato alcuni interventi. Non si tratta di utilizzare gli psicofarmaci, anche se in qualche situazione possono aiutare a migliorare il tono dell’umore, quanto piuttosto sostenere le donne fin dalla gravidanza e nei primi mesi dopo la nascita del bambino. Vengono messi in atto interventi di home visiting (sostegno domiciliare), che aiutano le donne in difficoltà a diventare più capaci di interagire con il figlio e a comprenderne meglio il comportamento. Il Progetto ha confermato che un sostegno alle madri nel corso del primo anno di vita del figlio migliora senz’altro la sensibilità delle madri e le capacità di prendersi cura del figlio, influendo positivamente sul suo sviluppo.

Intervenire precocemente sulle madri a rischio di depressione rappresenta un buon investimento, come ha evidenziato anche il premio Nobel per l’economia James Heckman, perché evita che molti bambini vadano incontro a disturbi psichici che avrebbero un costo notevole sul piano umano ed economico.

 

20 gennaio 2010

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.