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Non solo farmaci

Piera Polidori, Bollettino SIFO, su "Saper ascoltare, saper comunicare"

saper ascoltareIl libro "Saper ascoltare, saper comunicare. Come prendersi cura della persona con tumore", curato da Guido Tuveri, direttore dell’Oncologia Medica degli Ospedali Riuniti di Trieste, raccoglie i contributi di diversi Autori (oncologi, psicoterapeuti e psicologi), tutti orientati ad affrontare con uno stile chiaro e tecnico il tema della comunicazione al paziente oncologico.

Il libro analizza soprattutto il rapporto medico-paziente, ma ritengo possa essere un valido strumento di conoscenza per un’ efficace comunicazione anche tra farmacista e paziente, un rapporto che negli ultimi anni va assumendo sempre più importanza. Il paziente in generale, non solo quello oncologico, vuole maggiori informazioni sui farmaci che sta assumendo, per una migliore gestione della terapia, per un suo specifico bisogno di aver chiariti dubbi ed incertezze che lo stato di malattia induce, per una migliore comprensione e per soddisfare la sua sete di risposte. Sempre più di frequente accade che, al momento di dispensare un farmaco, un paziente o un suo familiare rivolga una serie di domande, anche in modo competente, sulla gestione della terapia e sugli effetti dei farmaci stessi.

Viviamo in un’era in cui la comunicazione efficace è la chiave d’accesso e di successo in molteplici campi e risulta evidente come in campo assistenziale possa diventare un’esigenza indispensabile. Leggendo l’introduzione si viene immediatamente rapiti dalla maestria di Claudio Magris, che con una profonda intensità, partendo dal racconto di un vissuto triste e doloroso, affronta il problema della comunicazione in oncologia con grande realismo e lucidità. Gli Autori analizzano il processo di comunicazione in tutte le sue sfumature, aiutandoci a capire quanto il nostro percorso formativo universitario sia assolutamente carente riguardo tale tematica, mentre è veramente importante percepire i segnali di comunicazione, non solo da parte del paziente, ma anche da parte delle persone con cui ogni giorno ci confrontiamo.

Conoscere le tecniche di comunicazione, saperle applicare e quindi essere consapevoli dell’importanza di tale mezzo, è il punto di partenza per migliorare la nostra professionalità ed essere più vicini alle esigenze del paziente; capire i segnali subliminali che il nostro interlocutore ci rivolge o se il nostro approccio relazionale sia adeguato individuandone i punti deboli e di forza, sono principi basilari dell’arte di comunicare. Purtroppo la mancanza di un percorso formativo specifico ci porta ad utilizzare tecniche di comunicazione empiriche che spesso sono la causa dell’instaurarsi di relazioni inadeguate e dell’insuccesso dei nostri interventi.

Questo libro può rappresentare un valido supporto per migliorare la comunicazione tra le diverse figure professionali, dimostrandosi un valido aiuto al superamento di barriere comunicative e relazionali che possono complicare alcune situazioni lavorative a discapito del paziente. Analizzando le cause che determinano gli errori di terapia, si evince che la maggior parte è imputabile ad errori di comunicazione come incompletezza delle informazioni necessarie ad una corretta terapia, illeggibilità delle prescrizioni e difficoltà d’interpretazione della scrittura del medico da parte degli operatori sanitari e ancor più da parte del paziente che non ha le conoscenze scientifiche adeguate per interpretare correttamente alcune indicazioni. Tali ostacoli comunicativi non devono rimanere insuperabili e per questo motivo ritengo che la lettura del libro possa fornirci opportunità per migliorare diversi aspetti della nostra pratica clinica.

Cercare di individuare i sentimenti, le idee, le interpretazioni, le aspettative, le reazioni emotive, i segnali non verbali indicatori di uno stato d’animo, i meccanismi psicologici di difesa posti di fronte a situazioni di disagio, senza lasciarsi guidare dai propri schemi di attribuzione di significato, migliora la propria abilità comunicativa. Uno dei suggerimenti proposti è quello di abituarsi a ricercare un feed-back sul nostro comportamento professionale per verificare autonomamente l’efficacia della nostra capacità d’informazione e divulgazione e prendere conoscenza dei nostri limiti, di cui non sempre siamo consapevoli, per cercare di superarli perfezionando il processo di comunicazione.

Il tema trattato è di grande attualità, specialmente per la figura del farmacista che può assumere un ruolo chiave ed una posizione strategica nella comunicazione e nell’informazione diretta al paziente, sia per le sue competenze professionali specifiche, sia per il miglioramento dei percorsi assistenziali rivolti al paziente di cui il farmacista è parte integrante.

 

6 dicembre 2006

Recensione pubblicata su Bollettino SIFO, n. 3, maggio-giugno 2006, pp 133.

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