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Obesità, l’altra epidemia

La recensione del 9° Rapporto sull’obesità in Italia dell’Istituto Auxologico pubblicata su Avvenire.


Allarme rosso dopo lockdown e covid: un anziano su due in sovrappeso (e a rischio). Emergenza anche tra i bambini, specie i più poveri. E i costi sociali sono in crescita.

È un’altra epidemia l’obesità. E con il covid s’è aggravata, non solo perché con il lockdown — data l’impossibilità di svolgere attività fisica in strutture dedicate e la concomitante incidenza di una alimentazione scorretta e ipercalorica — i disturbi alimentari sono aumentati almeno del 30% nel nostro Paese. Nel contesto della pandemia, infatti, l’ obesità s’ è dimostrata un fattore che aumenta notevolmente il rischio di ospedalizzazione, di ricovero in terapia intensiva e in casi estremi di morte.

Nono rapporto obesita ItaliaA fare il punto della situazione, in un volume di oltre 400 pagine con oltre 40 autori tra clinici e ricercatori e la collaborazione dell’Istat, è la nona edizione del nuovo Rapporto sull’obesità in Italia, presentato ieri a Milano dall’Istituto Auxologico. L’Italia, pur presentando livelli di obesità e sovrappeso inferiori ad altri Paesi europei, negli ultimi anni ha registrato un aumento dell’incidenza di sovrappeso e obesità del 30%: i dati Istat indicano che ci sono oltre 22 milioni di italiani sovrappeso e 6 milioni di obesi (quando si considera la grave obesità, individuata da un indice di massa corporea pari o superiore a 35, il numero si riduce a circa un milione di persone pari al 2,3% degli adulti). E la prevalenza di obesità cresce al crescere dell’età, tanto che se l’eccesso di peso riguarda un minore su quattro, la quota quasi raddoppia tra gli adulti, raggiungendo il 46,1% tra le persone di 18 anni e oltre. La prevalenza maggiore si riscontra sia nei maschi sia nelle femmine nella classe 65-74 anni (61,1%). La maggioranza degli uomini presenta un eccesso ponderale già a partire dai 45 anni, mentre per le donne ciò si verifica dopo i 65 anni. “Sono molto spiccate le differenze di genere per l’eccesso di peso, sfavorevoli per gli uomini: la stima provvisoria per il 2020 — spiega il Rapporto — attesta che su 10 uomini adulti, circa 6 sono in eccesso di peso, a fronte di 4 donne su 10. In entrambi i generi il picco di prevalenza si osserva tra i 65 e i 74 anni, dove raggiunge il 53% per le donne e circa il 68% per gli uomini. Lo svantaggio maschile tra gli adulti si registra già tra i giovani di 18-34 anni (+40% in media) e dopo i 35 anni in tutte le classi di età che si susseguono oltre il 50% degli uomini presenta un eccesso ponderale, mentre per le donne questo si verifica solo dopo i 65 anni”. Per quanto riguarda la distribuzione regionale, complessivamente nel Nord-ovest e nel Centro la prevalenza di obesità rilevata nella popolazione si attesta al 10%, mentre nel Nord-est e nelle isole il valore raggiunge 1’11,4%, nel Sud il 12,4%.

Per bambini e adolescenti le cose non vanno meglio. Se tra i 7 e gli 8 anni i dati evidenziano che nei Paesi di tutta l’Unione europea quasi un bambino su otto è obeso, Cipro, Italia, Grecia, Malta e Spagna mostrano i più alti tassi di obesità. La prevalenza in Italia è pari al 18%, del 19% tra gli adolescenti. Come per gli adulti, tra i 3 e i 17 anni si osserva un forte gradiente territoriale nella distribuzione del fenomeno tra la popolazione giovanile: 34,1% al Sud, 20% a Nord-ovest, 22,4 % al Nordest, 23,9% al Centro e 28,4% nelle isole, con quote più elevate soprattutto in Campania (37,8%), Molise (33,5%), Basilicata (32,4%), Abruzzo e Puglia (31,2%), in concomitanza di situazioni di povertà e disagio sociale più accentuate, che nel caso del sovrappeso infantile sono determinanti. Chi cresce, cioè, senza la possibilità di alimentarsi correttamente o in contesti dove manca del tutto una sana cultura alimentare, cade più facilmente nella trappola dell’obesità. Lo dicono i numeri: i gruppi sociali più svantaggiati hanno una probabilità doppia di diventare obesi e nel 2019 tra gli adulti di 25-44 anni la prevalenza di eccesso ponderale in chi aveva conseguito la licenza di scuola media era del 46,8%, oltre 20 punti percentuali la quota registrata tra i laureati. E se si è obesi da piccoli, nella metà dei casi lo si resta anche da grandi.

Tutto questo ha conseguenze pesantissime in termini di costi sanitari e sociali per il nostro Paese: l’obesità porta con sé importanti comorbilità che includono diabete, ipertensione, malattie cardio e cerebrovascolari, tumori e disabilità. Secondo i conti dell’Istat, l’impatto del fenomeno sul nostro sistema sanitario si traduce in un costo annuo di ben 22,8 miliardi di euro, dei quali il 64% per ospedalizzazioni. Che con il covid sono aumentate a dismisura: la necessità di ricevere un supporto ventilatorio e di essere trasferiti a reparti a più alta intensità di cura (terapia semi-intensiva e intensiva) nei pazienti in sovrappeso e con obesità si attestano fino al 54% contro poco più del 15% di quelli normopeso.

Viviana Daloiso

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