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Quel lato oscuro della maternità

 
Quando le madri non sono felici. La depressione post-partumColpisce più del 30 per cento delle donne a partire dal terzo giorno dopo la gravidanza. Può durare diversi mesi o addirittura anni e le madri che ne soffrono manifestano sentimenti di collera, ansia, ipersensibilità, trascuratezza e talvolta violenza verso se stesse e verso il bambino. La depressione post-partum è una patologia sfuggente, spesso difficile da riconoscere ma che può compromettere seriamente anche il corretto sviluppo del bambino. In questa intervista, Massimo Ammaniti, Silvia Cimini e Cristina Trentini ne chiariscono alcuni degli aspetti più controversi ed alcune cure possibili.

Cosa succede alle donne dopo la gravidanza?

Nel corso della maternità si verificano nella vita della donna numerosi cambiamenti che riguardano la realtà esterna, ma anche il mondo interno. In tal senso la nascita di un figlio può essere considerata sia come una fase di sviluppo che come espressione di una crisi. Ed è proprio l’insieme dei cambiamenti che la maternità comporta che possono creare nella personalità della donna profonde difficoltà, in grado di compromettere l’identità individuale.

Quanto dura generalmente questa "crisi d’identità" della giovane madre?

Questi processi psichici sono solitamente elaborati durante il procedere della gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino a livelli del tutto inconsci da parte della donna. Nei casi in cui ciò non avvenga possono dare origine a quadri psicopatologici più o meno gravi e stabili.

Esiste quindi una comune forma passeggera di depressione post-partum?

La forma più comune di depressione post-partum, identificata negli ultimi anni, è detta "Maternity Blues" o "Baby Blues". Si tratta di un lieve disturbo emozionale transitorio di cui soffrono più della metà delle donne occidentali nei giorni immediatamente successivi al parto. Questo disturbo è anche conosciuto come "sindrome del terzo giorno" ed è caratterizzata da crisi di pianto, oscillazione dell’umore e ipersensibilità, che si accentuano intorno al quinto giorno dopo il parto e tendono a durare alcune ore o alcuni giorni.

Quali sono invece i sintomi della depressione post-partum vera e propria?

Sentimenti di inadeguatezza, d’incompetenza e di disperazione, collera, ipersensibilità, ansia, vergona, odio e trascuratezza verso se stesse e verso il bambino. Disturbi del sonno e dell’appetito, calo del desiderio sessuale e pensieri suicidari. Altri sintomi riguardano pensieri di carattere ossessivo relativi al bambino, paure immotivate e non legate alla situazione reale di far cadere e di far del male al proprio figlio, fino a giungere, in casi estremi, a pensieri infanticidi.

Da cosa nasce la depressione post-partum?

Fra le variabili che possono influire sull’insorgenza di questo quadro clinico è possibile sottolineare l’importanza di fattori ormonali. Nel periodo successivo al parto, i valori di estradiolo e progesterone, di prolattina e cortisolo, così come di alcuni ormoni tiroidei variano repentinamente. Queste variazioni agiscono direttamente a livello cerebrale.

Esistono dei soggetti più a richio?

In alcuni tipi di personalità, l’evento per sua stessa natura critico della maternità può provocare squilibri così drammatici e profondi da configurare delle "psicosi puerperali". Ad esempio le donne con personalità di tipo borderline sembrano essere in grado di tollerare l’unità madre-bambino solo a livello organico.

Cos’è la "psicosi puerperale"?

La psicosi puerperale è la forma più grave di depressione post-partum. È uno stato in cui la donna si ritira in se stessa, è triste e rifiuta totalmente il suo bambino affermando di non sopportarlo e di non volerlo vedere. Molto spesso riferisce allucinazioni perlopiù uditive e idee deliranti di tipo paranoide, come quando teme che qualcuno la derubi, la uccida o la avveleni.

Una madre depressa può avere influenze negative sullo sviluppo del bambino?

Certamente. Alcuni bambini di madri depresse, già all’età di tre mesi possono manifestare forme disfunzionali di sviluppo socioemozionale e cognitivo che li portano a essere meno socievoli e più timorosi nei confronti degli adulti estranei.

Figli depressi di madri depresse?

È stato dimostrato che i figli di madri depresse sono esposti a rischio di un’insorgenza psicopatologica in modo significativamente maggiore rispetto a quelli di madri normali. Manifestando nello specifico un’accentuata vulnerabilità nei confronti di problemi comportamentali, delle malattie fisiche e dei sintomi di tipo depressivo.

Come si capisce se una madre può rappresentare un pericolo per il corretto sviluppo del piccolo?

Allo stato attuale della ricerca, gli strumenti di valutazione per la depressione post-partum materna e per il rischio psicopatologico nel bambino comprendono:

  • la valutazione della madre attraverso interviste semi-strutturate e questionari;
  • la valutazione del profilo psicologico e psicopatologico infantile;
  • la valutazione della relazione madre-bambino attraverso metodologie osservative standardizzate.

Ed in caso affermativo come si agisce?

Un valido strumento di prevenzione finalizzato a ridurre il rischio di un’insorgenza psicopatologica infantile è rappresentato dagli interventi di home-visiting.

Ovvero?

Visite domiciliari. Le visitatrici domiciliari raggiungono le madri nel periodo successivo al parto, nelle loro case, per incoraggiare cambiamenti nei comportamenti interattivi disfunzionali al fine di promuovere scambi maggiormente adeguati con i figli.

Si tratta di assistenti sociali?

Alcune iniziative domiciliari sono portate avanti da operatrici professionali, come infermiere qualificate, psicologhe, assistenti sociali, oppure consulenti. In altri casi, invece, i programmi coinvolgono operatrici paraprofessionali come ad esempio madri senza disturbi psicopatologici.

 

31 gennaio 2007

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