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Tre libri per un programma

Mara Losi (Ufficio editoriale, Il Pensiero Scientifico Editore)

Si è svolto il 14 aprile nella preziosa cornice dell’Oratorio di Santa Maria della Vita a Bologna l’incontro “Tre libri per un programma”, organizzato e moderato da Marco Biocca (responsabile Formazione, Agenzia Sanitaria Regionale dell’Emilia Romagna) per presentare i libri: "Governo clinico. Governo delle organizzazioni sanitarie e qualità dell’assistenza" a cura di Francesco Taroni e Roberto Grilli (2004, Il Pensiero Scientifico Editore), "La gestione del rischio nelle organizzazioni sanitarie" a cura di Renata Cinotti (2004, Il Pensiero Scientifico Editore), ed "Etica, conoscenza e sanità. Evidence-based medicine tra passione e ragione" a cura di Alessandro Liberati (2005, Il Pensiero Scientifico Editore).

   


I libri e gli autori

È stato Francesco Taroni, direttore dell’Agenzia Sanitaria Regionale dell’Emilia Romagna, ad aprire il convegno con una riflessione sull’importanza del libro come mediatore dell’informazione e veicolo che consente al ricercatore di entrare in contatto con la comunità scientifica, offrendogli l’opportunità di rendere conto della propria attività. In questo senso tutti e tre i libri fanno una rassegna di quanto è stato fatto all’interno dell’Agenzia nei diversi ambiti di competenza, intersecandosi direttamente con il programma di innovazione clinica, organizzativa e gestionale dell’Agenzia stessa.

Sono stati poi gli stessi curatori a evidenziare ancora di più questo filo rosso che accompagna i tre libri, per prima Renata Cinotti (responsabile Accreditamento, Agenzia Sanitaria Regionale Emilia Romagna), che ha raccontato come il progetto della “Gestione del rischio” sia nato proprio dall’esigenza di voler dare evidenza all’attività del gruppo di lavoro formatosi in Agenzia dopo che nel Piano Sanitario Nazionale del 1999 è stato affrontato per la prima volta il tema della gestione del rischio. Gli strumenti elaborati da questo gruppo sono stati poi sperimentati nelle diverse Aziende sanitarie e il libro offre un quadro dei primi risultati. Quello su cui bisogna ancora lavorare è “la messa a sistema dei diversi pezzi”, come ha sostenuto Taroni nella sua introduzione, ossia come bisogna ripensare la struttura organizzativa delle Aziende sanitarie per la gestione del rischio.

Un tentativo di dare sistematicità al tema della qualità dell’assistenza sanitaria, segnalando un possibile percorso per gestire il rischio e l’innovazione, è secondo Roberto Grilli (responsabile Governo clinico, Agenzia Sanitaria Regionale Emilia Romagna) il punto di partenza dal quale è scaturito il “Governo clinico” (2004, Il Pensiero Scientifico Editore), che si è avvalso dell’esperienza maturata in Agenzia in collaborazione con quella delle Aziende sanitarie. “Si tratta di un mix di esperienze teoriche e pratiche, attraverso le quali si vuole chiarire che quando si parla di governo clinico non si parla in generale di problemi della sanità, ma delle scelte di politica sanitaria che indirizzano gli operatori e i servizi verso l’appropriatezza”.

Alessandro Liberati (responsabile Ricerca e Innovazione, Agenzia Sanitaria Regionale Emilia Romagna e Centro Cochrane Italiano), nel presentare “Etica, conoscenza e sanità” (2005, Il Pensiero Scientifico Editore) ne ha sottolineato la continuità con un libro di qualche anno fa “La medicina delle prove di efficacia. Potenzialità e limiti dell’EBM”, che si proponeva di aprire un osservatorio sull’EBM avvalendosi della collaborazione di molti autori che lo hanno accompagnato anche in quest’ultima fatica. “Bisogna dire – ha sottolineato Liberati – che a dieci anni dalla creazione del termine EBM non c’è stata nel mondo scientifico internazionale una vera riflessione sulle novità introdotte dall’EBM e sui possibili rischi di percorso; anche i numeri monografici pubblicati sull’argomento dalle riviste internazionali sono stati scritti dai protagonisti stessi della nascita dell’EBM, che a difficoltà ne individuano i limiti”. “Etica, conoscenza e sanità” si propone di fare un bilancio dell’EBM, mettendone in evidenza luci e ombre, affrontando il problema della sua applicabilità alla medicina specialistica e generale ed evidenziandone le criticità.


Il confronto

Il punto di vista di chi lavora nelle Aziende sanitarie e si trova a dover applicare i programmi elaborati dall’Agenzia è stato espresso da Francesco Ripa di Meana, direttore generale dell’Azienda ASL di Piacenza, che ha apprezzato la concretezza e la coerenza logica con la quale Renata Cinotti ha affrontato il tema della gestione del rischio, che è un aspetto del governo clinico. Se nel libro di Grilli si rimane, secondo Ripa di Meana, su un piano più propriamente teorico “è nella gestione del rischio che si coglie il valore aggiunto portato dall’Azienda sanitaria, ossia la capacità dell’Azienda di inserire metodi e contenuti in un contesto locale”. “Quello che accomuna tutti e tre i libri, continua Ripa di Meana, è l’assioma che sia necessario introdurre la cultura del cambiamento nel contesto di attività dei clinici, per ottenere un effettivo miglioramento della nostra organizzazione sanitaria”.
Luca De Fiore, direttore generale del Pensiero Scientifico Editore, che ha pubblicato i tre volumi, ha continuato nell’individuazione delle parole chiave che accomunano le tre esperienze ricordando la “coerenza” con la quale gli autori hanno affrontato i diversi temi, cercando di sciogliere i nodi e proporre soluzioni, la “continuità” degli argomenti, che ci consente di seguire la crescita della sanità italiana, e il “coraggio” dimostrato dai curatori nell’accettare il confronto con i tanti autori che hanno collaborato alla realizzazione dei tre progetti.


Dalla ricerca alla pratica clinica

“Un contributo concreto per districarsi rispetto alla grande quantità di informazione scientifica prodotta e un aiuto a gestire così non solo la formazione, ma anche la ricerca tecnologica e l’innovazione”. In questo risiede, secondo Maria Paola Landini, preside della Facoltà di Medicina di Bologna, l’importanza dell’incontro, in una realtà in cui è sempre più difficile governare il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica alla pratica clinica. Sicuramente in campo accademico il problema più dibattuto e controverso è quello del ruolo dell’EBM, ancora troppo spesso vista come la negazione della ricerca clinica in medicina, come il punto di arrivo e non come lo strumento attraverso il quale fare ricerca. “Ma è grazie ai risultati ottenuti dalla stessa Cochrane Library, che attraverso le revisioni sistematiche ha mostrato come mancassero in più settori della pratica clinica approfondimenti – ha ricordato Liberati – che si è sentita la necessità di avviare tanti grandi trial e di dare riposte a importanti quesiti”. Anche per quanto riguarda l’introduzione dell’EBM nell’insegnamento di medicina, ha continuato Liberati, “il problema non è tanto quello di creare dei corsi ad hoc sull’EBM, ma di ripensare tutto il modo di insegnare la medicina. Tra cinque anni, perché no, si potrebbe pensare a un nuovo libro proprio su come si fa l’insegnamento della medicina in Italia e su quanto spazio venga dato all’insegnamento della medicina per problemi”.

Franco Rossi (Direttore Generale Sanità e Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna) vede nell’EBM lo strumento che consente di distinguere, nell’era dell’innovazione e della complessità, la vera innovazione dall’innovazione intesa in senso acritico, secondo un fenomeno diffuso già 30 anni fa.


La formazione

Gianfranco Di Nino (Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Anestesiologiche, Facoltà di Medicina, Università di Bologna), ritornando sul tema della formazione, riconosce come molto spesso chi si dedica all’insegnamento sia un “formatore tardivo”, in quanto è difficile che un docente rinnovi ogni uno o due anni il proprio bagaglio di conoscenze. I tre libri sono invece l’occasione e lo stimolo ad aggiornarsi e a capire l’importanza di sensibilizzare i giovani fin dall’inizio a ragionare in un’ottica diversa.
Anche Mariella Martini (direttore generale della ASL di Reggio Emilia) sottolinea il forte potenziale formativo dell’EBM: chiedersi quale sia l’evidenza di efficacia di ciò che formiamo dovrebbe infatti diventare un imperativo etico.
Renata Cinotti ritorna sull’importante funzione del libro come strumento utile per veicolare idee che possano contribuire al cambiamento della cultura sanitaria. Se la “Gestione del rischio” ha avuto come target chi all’interno delle Aziende ha il compito di coordinare e essere di stimolo alla diffusione dei nuovi strumenti, il prossimo obiettivo sarà quello di rivolgersi a un pubblico molto più ampio, quello dei cittadini utenti del nostro servizio sanitario.


Le conclusioni

Chiude il confronto Francesco Taroni, ricordando come i libri siano fatti per seminare idee, senza la volontà di voler proporre a tutti i costi soluzioni da raccomandare. I tre volumi non sono quindi un punto di arrivo, ma l’inizio di un nuovo ciclo di attività dell’Agenzia, l’occasione per avviare nuovi impegni, e uno di questi potrebbe proprio essere quello di una valutazione dell’esperienza dei Piani per la salute promossi dalla regione Emilia Romagna e che costituiscono un nuovo modo di ascoltare i cittadini e di pensare e di governare la salute proposto all’intera collettività e ai suoi rappresentanti nelle istituzioni e nella società.

 

20 aprile 2005

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