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Una bussola per la fecondazione assistita

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

L’idea è nata dalla mia esperienza personale. Io e mio marito ci siamo dovuti sottoporre a tre cicli di fecondazione assistita prima di riuscire ad avere nostra figlia. Un’esperienza difficile e logorante, come sanno tutti coloro che ci sono passati. Solo quando l’ho vissuta in prima persona però mi sono resa conto di non saperne abbastanza, pur essendomene occupata parecchio per lavoro. Quello che pensavo di conoscere non mi ha aiutato a capire, all’inizio, se ero seguita bene, se mi stavano facendo fare gli esami necessari. Mi sembrava di camminare in un tunnel buio, cercando degli appigli in maniera casuale. Così, mi ero ripromessa che se fossi riuscita ad avere un figlio (cosa che poi per fortuna è accaduta nel maggio 2013), avrei scritto un libro per cercare di aiutare tutti coloro che devono affrontare, o stanno prendendo in considerazione, la fecondazione assistita, perché si ritrovassero un po’ meno disorientati di quanto lo fossi stata io. Solo sapendo è infatti possibile capire se si è seguiti bene, se il centro che si è scelto è di qualità, se non stiamo perdendo il nostro tempo e investendo le nostre risorse fisiche ed emotive con il medico sbagliato.

Che cosa racconta e come lo racconta?

Il bambino possibile è una piccola “guida per l’uso”, un vademecum scritto in modo semplice e comprensibile, con la consulenza degli esperti del settore, per aiutare a orientarsi in questo labirinto. Perché è vero che di informazioni ce ne sono tante, se si cerca su internet, ma trovare quelle giuste non è facile. Sull’argomento ci sono moltissimi libri, scritti soprattutto da medici e avvocati, che affrontano generalmente però solo un aspetto del “mondo fecondazione assistita”. La mia idea è stata quella di affrontare tutto il percorso nei suoi vari aspetti, dalle analisi da fare ai problemi psicologici da superare, dalle tecniche ai farmaci, spiegandoli come se li raccontassi ad un’amica.

Quali ostacoli una coppia incontra quando decide di intraprendere l’iter della procreazione assistita?

Il primo ostacolo da superare è psicologico. Accettare di avere “questo” problema e la possibilità di non poter avere un figlio proprio può gettare nella disperazione più nera e spesso finisce per diventare un’ossessione. Riuscire quindi a gestire tutto il carico di ansie e sentimenti negativi che si vivono durante il percorso di procreazione assistita è senz’altro una delle prove più difficili. L’altra difficoltà è capire a chi rivolgersi e scegliere tra la miriade di offerte che ci si trova di fronte. Poi possono esserci gli ostacoli di tipo “medico” – come interventi e terapie cui bisogna sottoporsi, con possibili effetti collaterali, fino alla possibilità di dover ricorrere alla fecondazione eterologa – e “burocratico”. La regolamentazione sul rimborso dei cicli di procreazione assistita è infatti diversa da Regione a Regione, così come i costi, e sono sempre di più le amministrazioni che, costrette anche dai conti in rosso, stanno ponendo restrizioni, costringendo di fatto molte coppie a pagarsi di tasca propria le terapie. A ciò vanno aggiunte le liste d’attesa, spesso molto lunghe, per farsi seguire in una struttura pubblica o convenzionata.

Quali suggerimenti dare?

Un buon punto di partenza per affrontare la procreazione assistita è quello di informarsi bene prima di scegliere lo specialista e la struttura da cui farsi seguire. Meglio perdere un mese in più, che un anno intero nel posto sbagliato. Non sempre il nome blasonato è garanzia del miglior trattamento. Un buon medico dovrebbe essere disponibile ad ascoltare, rispondere alle domande e chiarire tutti i dubbi, per quanto stupidi possano sembrare. È importante inoltre farsi assistere in un centro di qualità, facendo attenzione ad esempio a quanti cicli di procreazione assistita vengono fatti in un anno, il numero di gravidanze ottenute e di bambini nati vivi, la possibilità di congelare gli ovociti ed embrioni sovrannumerari, il tipo di servizi offerti. E se si sente di non farcela, o si fa fatica a sopportare e gestire psicologicamente tutto il percorso, non bisogna avere paura di rivolgersi ad uno psicologo. In momenti duri come questi è molto utile poter parlare con qualcuno che capisca quello che si sta vivendo, la sofferenza e le difficoltà senza essere ritenuti dei pazzi, e al tempo stesso aiutati a vedere le cose nella giusta prospettiva.

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