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Pensiero libero e papillon

Lavoro e formazione professionale

Nella formazione di un medico, contano i “Maestri?

Molto, soprattutto il loro esempio.

Nella sua formazione, può dire di avere avuto un Maestro?

Uno solo, Paolo Durand.

Ha passato periodi di studi all’estero dopo la laurea? Se sì, dove e per quanto tempo?

Solo negli Stati Uniti, per un totale di circa 3 anni in vari periodi: al memorial Sloan Kettetring di New York, al NIH di Bethesda e alla University of South Florida.

Qual è la maggiore soddisfazione da lei avuta nella vita professionale?

Aver inventato una nuova famiglia di farmaci, brevettata nel 1982.

E la più grande delusione?

Aver perso molti bambini malati, ultimo tra i quali mio nipote ventenne, per un sarcoma dell’osso contro il quale ogni sforzo è stato vano.

Qual è la parte del suo lavoro più gratificante?

Creare novità controcorrente, che migliorino la qualità di vita di chi affronta una malattia.

E la più noiosa?

Gestire la routine.

Può descriverci l’ambiente nel quale lavora? C’è qualcosa appesa alle pareti del suo studio?

Faccio il volontario per una Fondazione che affronta disabilità e disagio con la “terapia dell’avventura“. Mi hanno regalato un ufficio con vista sul porto antico, due finestre meravigliose. Sulle pareti immagini di un veliero, di ragazzi che manovrano le vele e quelle di autistici che affrontano il rafting sul fiume Dora. Lavoro come pediatra di famiglia in tre piccoli studi del centro storico di Genova, tra cui nello studio medico Camici & Pigiami che offre assistenza medica gratuita a minorenni senza permesso di soggiorno o in situazioni di indigenza. Fui licenziato illegalmente (così ha sentenziato la Cassazione) ad aprile dell’anno 2000 e relegato nel più popolare quartiere di Genova. Il regalo migliore mai ricevuto: ho scoperto quanto sia bello stare fuori dalle ambiziose manfrine di colleghi col complesso da primo della classe, che negano perfino a sé stessi la loro irrisolvibile mediocrità.

Sfide e scommesse

Quale sarebbe la prima cosa che cercherebbe di fare se fosse Ministro della salute?

Pagare i tempi di ascolto del paziente e dei familiari, retribuendone la qualità e misurandone i risultati.

Uno dei libri più noti tra quelli che ha scritto riguarda gli sprechi nella sanità: può indicarne su quali sprechi cercherebbe prima possibile di intervenire?

Esami inutili, creati dalla medicina difensiva: uno spreco assurdo di danaro e risorse umane.

Lei è ancora ricordato come l’autore di un libro-culto, Camici e pigiami: la relazione di potere tra medico e malato, tra i “camici bianchi” e i cittadini, è cambiata da allora? L’empowerment di cui molto si parla è una realtà o c’è ancora strada da fare?

Molta strada da fare, senza mai scoraggiarsi, perché tanta ne è stata fatta con grandi benefici per tutti.

Cambiamo ambito: se fosse Ministero dell’interno?

Invertirei la strategia organizzativa sui migranti: tutti a ripopolare i piccoli comuni dove ricreare i lavori perduti, eliminando centri di accoglienza e ghetti vari.

Quale politico inviterebbe volentieri a cena?

Massimo Zedda, ex sindaco di Cagliari, un’occasione sprecata dalla sinistra e non l’unica.

Lettura e scrittura

Come trova il tempo di scrivere e dove?

Scrivo tutti i giorni, rubando il tempo a tutto il resto.

Il refuso più “pericoloso” che le è sfuggito di mano…

Ho dato dell’Eccellenza ad un Cardinale, che avrei dovuto appellare Eminenza: errore fatale!

Ha mai scritto una poesia?

Spesso, per matrimoni o compleanni, ma le chiamerei filastrocche in rima.

E un diario?

Ho finito di scriverlo in quinta elementare, quando mia nonna si arrese.

Quale libro ha sul comodino?

Sempre uno nuovo, tutte le settimane. Leggo una cinquantina di libri all’anno, tra narrativa e saggistica.

Qual è l’ultimo libro che ha regalato?

Quelli scritti da me l’anno scorso: Il tesoro di Nur (Edizioni Il Maetrale) e Cervelli, Soldi, Medicine (Edizioni LWSR): raccontano la storia di due personaggi molto diversi tra loro eppure tanto sconosciuti quanto importanti per la salute pubblica.

La vediamo frequentare Facebook: è l’unico social media dove possiamo trovarla?

L’unico.

Molti medici mettono in guardia sull’uso dei social nella relazione con i propri assistiti: qual è il suo parere?

La mail è strumento indispensabile. Nessuno dei media sostituisce la presenza fisica nella relazione di cura; il rischio di generare incomprensioni, errori ed equivoci aumenta con la socialità virtuale.

Ricordi, passioni e…

Qual è stato il suo primo “esame”?

Anatomia umana normale, una lode che mi ha spinto a continuare e concludere velocemente per diventare medico a 24 anni.

Ha delle paure nascoste che può confidarci?

Commettere errori che facciano del male a chi si fida di me.

Una lettera che non ha mai spedito?

Le ho sempre spedite tutte e perfino pubblicate; sarà per questo che ho ricevuto una ventina di denunce per diffamazione, affrontato 14 processi in penale ed altrettanti in civile?

Il compleanno più bello?

Quello che arriverà, prima o poi.

C’è qualcosa a cui non rinuncerebbe?

La libertà di pensiero.

E qualcosa a cui vorrebbe rinunciare?

Una troppa autosufficienza, che mi rende un solitario con pochissimi amici.

Una cosa che la appassiona?

Lo studio della medicina.

In cucina preferisce stare al tavolo o ai fornelli?

Ai fornelli, inventando irripetibili ricette, solo il 5% delle quali meriterebbero d’essere replicate.

Curiosità

I giornali li legge sulla carta o online?

Entrambi, tutti i giorni.

La televisione serve a guardare…

RAI Storia e il Calcio giocato.

Chi le telefona più spesso?

Mamme di piccoli pazienti, quasi tutti sanissimi, ma con genitori ansiosi.

Il momento migliore della giornata: l’alba o il tramonto?

Alba d’inverno, sotto una gelida tramontana, quando dalla finestra di casa vedo spuntare la Corsica.

E il miglior giorno della settimana?

Banalmente venerdì sera: quando chiudo l’ambulatorio.

Cravatta o papillon?

Solo papillon; la cravatta è segno di noia o pessimo umore. Veronica di DM Ties ha l’esclusiva dei miei papillon sartoriali, uno diverso dall’altro per ogni giorno dell’anno, tributo al fastidioso narcisismo che ho rinunciato a moderare, lasciando che l’avanzare dell’età lo faccia naturalmente, come in effetti sta accadendo.

Tempo libero

Quale musica ascolta e dove?

Classica, su Rai Radio 3.

Il suo film preferito?

Uccellacci e Uccellini, una delle “100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978”.

Treno, auto o aereo?

Auto, per il piacere di guidare e fermarmi dove voglio.

Mare o montagna?

Mare, imprinting infantile.

La vacanza più bella?

Quella che farò, prima o poi, su un atollo deserto; mi accontenterei volentieri di Spargi, di fronte a La Maddalena.

La città italiana che più ama?

Nervi, accorpata a Genova con una prepotenza che le ha tolto vitalità.

La città europea più bella?

Praga.

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