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Uno psichiatra venuto dal freddo

Chi considera il suo Maestro e perché?

Il docente di Psichiatria il cui insegnamento più mi ha influenzato è stato Arthur Crisp, uno studioso dell’anoressia. La cosa più importante che mi ha trasmesso è stata la necessità di non perdere di vista la variabilità individuale e l’identità originale dei malati, persino nel contesto della ricerca clinica.

Qual è il consiglio migliore che ha mai ricevuto?

“Ricordati sempre chi sei”. Me lo diede il dirigente sanitario capace di riscuotere i maggiori successi professionali, tra quelli con cui ho avuto modo di lavorare. E’ un consiglio particolarmente utile quando ci si trova in situazioni difficili, laddove non riesci a capire bene quali possano essere le ragioni che spingono ad agire in un determinato modo le persone che ti stanno intorno. In questi casi, occorre essere onesti con se stessi ed aver fiducia nel proprio giudizio.

Qual è il suo maggiore rimpianto professionale?

Probabilmente, non aver goduto di una formazione sistematica alla ricerca.

Qual è la parte del suo lavoro che le dà maggiori soddisfazioni?

Le soddisfazioni più importanti le ho ancora dai malati ricoverati.

Che consiglio darebbe ad un giovane psichiatra?

Ricordati che la Psichiatria riguarda le persone, non le malattie; non è adatta a chi la vede solo come “un’altra branca della Medicina”.

Come trova il tempo di scrivere?

Mi è molto utile andar via dall’ufficio e trovare il modo di andare in biblioteca.

Come pianifica l’attività di stesura dei testi?

Di solito, il programma di lavoro me lo danno le scadenze.

Qual è la sua rivista psichiatrica preferita?

Il British Journal of Psychiatry.

Cosa la appassiona?

La famiglia e la politica, poi la Psichiatria.

Cos’è che riesce a darle quiete?

Il camminare ed il conversare. Ma… non sempre contemporaneamente.

Che tipo di paesaggio ama di più?

Paesaggi che rimangano impressi, spettacolari, in particolare le costiere rocciose come quelle della Cornovaglia o della Norvegia.

Qual è la capitale europea che preferisce?

Stoccolma.

Ed il romanziere che legge più volentieri?

Direi i migliori autori di racconti polizieschi: Raymond Chandler, Arthur Conan Doyle o Ian Rankin. Mi piace la determinazione dei detective e l’ossessione che li guida.

Cosa sta leggendo in questi giorni?

Pastorale americana, di Philip Roth.

Le piace ascoltare musica?

Non come andare a teatro e leggere.

Ha uno sport preferito?

In realtà non sono uno sportivo, ma mi piace guardare il calcio e l’hockey sul ghiaccio.

Ci dica il suo peggior difetto.

La tendenza a rinviare.

E il lavoro peggiore che ha fatto.

Lavorare nel campo della psichiatria del bambino mi ha dato un particolare dolore. Questo non c’entra con la disciplina in s, beninteso, ma con il mio modo di essere. Ho bisogno di un po’ più di certezze di quante non ne abbia trovate nella Psichiatria infantile.

12 luglio 2006

Tom Burns è docente di Social Psychiatry presso la University of Oxford. Ha pubblicato con Il Pensiero Scientifico Editore “La presa in carico intensiva sul territorio“. Sulle pagine di Va’ Pensiero è intervenuto su “Come si aggiornano gli psichiatri?” e su “Assistenza alla salute mentale: la qualità dipende anche dal contesto

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