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Dialogando sui social con rispetto

Lavoro e formazione professionale

Nella formazione di un giornalista contano i “Maestri”?

Moltissimo, soprattutto ai miei tempi quando non c’erano ancora scuole e corsi specialistici per diventare giornalisti scientifici.

Nella sua formazione può dire di avere avuto un Maestro?

Sì, e sono stata così fortunata da contarne addirittura tre: Pietro Dri, con cui ho iniziato presso la redazione di Tempo Medico; Popi Gaudenzi, che purtroppo ci ha lasciato prematuramente, e soprattutto Roberto Satolli, alla cui visione intelligente e al cui vivace senso critico cerco di far sempre riferimento.

Le principali ragioni per cui ha scelto la sua professione…

Quando Pietro Dri mi chiese di entrare per un breve periodo a Tempo Medico, mentre ancora studiavo medicina, non ci misi molto a decidere: appena entrata in redazione capii che quella era la mia strada. Credo soprattutto per soddisfare la mia curiosità, soffocata un po’ nella routine della vita da corsia.

La maggiore soddisfazione nella sua vita professionale?

Quando oggi chi mi segue sui social mi scrive che grazie al mio lavoro riesce a interpretare meglio le notizie che sente, a non farsi ingannare dalla disinformazione e, nei casi più fortunati, mi racconta di aver cambiato idea ed essersi vaccinata o vaccinato.

E la più grande delusione?

Non essermi sentita apprezzata dalle persone che stimavo di più.

La parte più gratificante del suo lavoro?

Il dialogo col pubblico.

E la più noiosa?

Tutto ciò che ha a che vedere con la burocrazia.

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Sfide e scommesse

Quale sarebbe la prima cosa che cercherebbe di fare se fosse ministra della salute?

Una conferenza stampa in cui spiegare perché fare di più non è fare meglio, e perché sfrondare l’inutile è indispensabile per salvare il Servizio sanitario nazionale, migliorando la salute di tutti.

Cambiamo ambito: se fosse ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca?

Non sono una sportiva, ma so che a molti nostri ragazzi manca l’ora quotidiana di attività aerobica intensa raccomandata dall’Oms. Vorrei che si facesse in scuole aperte tutto il giorno, con tante attività che colmino anche il gap di opportunità che possono essere offerte da famiglie di diversa estrazione sociale.

E se fosse consigliera scientifica del Governo?

“Health in all politics”, la salute in tutte le politiche: capissero quanto potrebbero risparmiare!

Quale politico inviterebbe volentieri a cena? E quale non inviterebbe?

Mi piacerebbe invitare Draghi, per scoprire chiacchierando l’ironia che a volte sembra filtrare dalla facciata pubblica. Ma se valgono anche i sogni proibiti, Obama, senza se e senza ma.

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Lettura o scrittura

Come trova il tempo di scrivere e dove?

È gran parte del mio mestiere.

Online oppure offline?

Vivo online, ma sono affascinata da quel che c’è fuori.

Ha mai scritto un diario?

Ho scritto diari per tutta la mia infanzia e adolescenza. Quando mia figlia li ha scoperti in cantina sono stati la sua lettura preferita per mesi.

Il libro che ha sul comodino?

Troppi. So many books, so little time.

E l’ultimo che ha regalato?

Diagnosi e destino, di Vittorio Lingiardi.

I suoi scrittori preferiti?

Sono onnivora, e vado a momenti.

Il libro che vorrebbe portate su un’isola deserta?

La Bibbia, perché è una fonte inesauribile di scoperte.

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Ricordi, passioni e…

Ha delle paure nascoste che può confidarci?

Ho paura di ammalarmi e non avere nessuno che si prenda cura di me. Sarà per questo che ho fatto sei figli. Almeno uno.

Qual è il suo più grande rammarico?

La prima cosa che mi viene in mente è non aver pattinato sul ghiaccio. Più in generale, aver sottovalutato l’attività fisica e aver trascurato per troppo tempo il mio corpo. Per tutto il resto, del percorso contorto e poco convenzionale della mia vita personale e professionale in fondo sono contenta, perché mi ha portato qui.

C’è qualcosa a cui non rinuncerebbe?

La libertà conquistata in un lungo e faticoso percorso di riscoperta di me.

E qualcosa a cui vorrebbe rinunciare?

Vorrei tanto che questa libertà si estendesse anche alla capacità di staccarmi dai social.

Si mangia per sopravvivere o per godere?

Purtroppo basta guardarmi per capire che è la due.

Veg o carne?

Carne, ma rispetto chi ha il coraggio di non mangiarla. Forse un giorno i nostri figli guarderanno con orrore alle nostre abitudini alimentari e al peso che hanno sul pianeta.

Birra o vino?

La vita è già abbastanza amara anche senza innaffiarla di birra.

Che cosa ama di più del suo Paese? E cosa meno?

Adoro la bellezza sovrabbondante della natura, dell’architettura, dell’arte che sorprende ovunque si vada. Detesto il provincialismo, ma più di tutto (l’ho già detto?) la burocrazia.

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Curiosità

I giornali li legge sulla carta o online?

Ascolto la rassegna stampa di Simone Spetia su Radio24 e Morning di Francesco Costa: vado poi a cercarmi solo gli articoli che ritengo meritevoli, e non succede tutti i giorni.

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Tempo libero

Quale musica ascolta e dove?

Mi faccio molto guidare da Spotify, che conosce i miei gusti meglio di me.

Il suo film preferito?

“Notting Hill” e tutte le commedie romantiche che hanno rovinato la mia generazione riempiendoci di false aspettative sugli uomini e sulla vita.

Treno, auto o aereo?

Treno per comodità, auto se serve, aereo per la Grecia o per nuove destinazioni che durante la pandemia abbiamo sognato sempre di più.

Lo sport preferito?

Ho scoperto da poco lo yoga. Vale?

Mare o montagna?

Mare per “bisogno”, fisico e mentale; montagna per scelta, da rivalutare.

La vacanza più bella?

Due giorni a scorrazzare in quad con i miei figli per le strade sterrate di Antiparos.

La città italiana che più ama?

#milanotiamo, ma Venezia è bella e ci vivrei.

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