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Una pratica “eroica”

Lavoro e formazione professionale

Nella formazione di un medico, contano i “Maestri”?

Se nella vita i “punti di riferimento” sono quelli che ci guidano soprattutto nei momenti nei quali non sappiamo quali decisioni prendere, in campo medico il cosiddetto Maestro è colui al quale ripensiamo proprio nei momenti in cui crediamo di aver fatto di tutto per il nostro paziente eppure non riusciamo a trovare la soluzione, il farmaco giusto da prescrivere, l’indagine di laboratorio che non abbiamo fatto.

Nella sua formazione, può dire di avere avuto un Maestro?

Per fortuna anch’io annovero tra i miei insegnanti, un Maestro. Il mio Maestro fu il primario del reparto di anestesia e rianimazione del primo ospedale che frequentai. Ancora oggi nei momenti in cui ho bisogno di “capire di più” di un determinato caso clinico, cerco di immaginare cosa lui avrebbe pensato, cosa avrebbe consigliato di ricercare o di fare.

Ha passato periodi di studi all’estero dopo la laurea? Se sì, dove e per quanto tempo?

No, dopo la laurea iniziai subito a lavorare. La mia formazione è tutta di “marca italiana”.

Le principali ragioni per cui ha scelto la sua professione…

Sono cresciuto in una famiglia di vocati alla scienza, non ho mai ipotizzato una professione diversa da quella del medico. E in ogni caso ritengo imperativo adoperarsi per il bene degli altri.

Qual è la maggiore soddisfazione da lei avuta nella vita professionale?

Come rianimatore ho avuto la fortuna di essere coinvolto in settori che potrei definire di “frontiera della medicina”. Avere curato delle donne in stato di gravidanza ma in stato di coma per patologie vascolari cerebrali, avere contribuito a continuare a fare crescere i loro nascituri durante il loro stato di coma e avere portato a compimento il parto con la nascita di questi bimbi e aver consegnato le mamme a questi bimbi (tranne una) è stata certamente una bella soddisfazione professionale. Così come avere contribuito a far diventare in Italia attività routinaria il prelievo di organi a scopo di trapianto è stata un’altra pagina della mia vita professionale che ritengo abbia dato un senso compiuto al compito di “medico”.

E la più grande delusione?

Non essere riuscito a incidere significativamente sulla classe politica, malgrado gli sforzi profusi, che sarebbe arrivato sars-cov-2 che avrebbe sviluppato covid-19 e che sarebbe stato un evento epocale per cui bisognava prepararsi.

Qual è la parte del suo lavoro più gratificante?

Le gratificazioni per un medico sono tante e lo accompagnano e mutano lungo il corso delle sue esperienze. Da giovane la gratificazione maggiore era riuscire a fare diagnosi e vedere il malato guarire, poi il sentirmi veramente utile nelle mie missioni in Africa, oggi mi gratifica molto trasferire ai giovani le conoscenze accumulate in 45 anni di professione.

E la più noiosa?

Il disbrigo delle pratiche burocratiche, anche se sono ben consapevole della loro importanza.

Qual è il commento più memorabile che ha ricevuto da un referee?

In occasione dell’attuale pandemia ho pubblicato alcuni lavori sui mezzi di prevenzione da adottare da parte degli anestesisti rianimatori durante le delicatissime fasi di intubazione del paziente affetto da covid-19, momento topico per la trasmissione dell’infezione. Un referee ha giudicato non solo utile ma “eroica” l’esposizione delle pratiche descritte sulla base delle esperienze dirette.

Può descriverci l’ambiente nel quale lavora? Cosa ha appeso alle pareti del suo ufficio?

La stanza è abbastanza luminosa organizzata in maniera tale da poter ospitare riunioni con numero ristretto di collaboratori. Alle pareti, a parte varie attestazioni, quelle più in bella vista sono le lettere di ex pazienti e dei loro parenti e le fotografie delle quattro bambine nate da altrettante mamme in stato di coma.

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Sfide e poste in gioco

Quale sarebbe la prima cosa che cercherebbe di fare se fosse Ministro della salute?

Mi adopererei per una riforma del Servizio sanitario nazionale indirizzandolo più verso lo sviluppo di una sanità pubblica piuttosto che privata convenzionata, con particolare attenzione alla sanità domiciliare e del territorio.

E se fosse consigliere scientifico del Governo?

Mi adopererei perché la gestione del rischio biologico occupi il giusto spazio assieme a tutte le altre problematiche sanitarie del Paese. Perché se è chiaro che la sanità è un bene del singolo, è altrettanto palese che è un interesse pubblico.

Quale politico inviterebbe volentieri a cena?

Nessuno, o forse Grillo per ridere un po’.

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Lettura e scrittura

Come trova il tempo di scrivere e dove?

Bisogna distinguere tra scritture professionali e letteraria dilettantistica. La prima è un vero e proprio lavoro, e la scrittura di lavori scientifici o testi didattici la imposto come orario di lavoro; mentre la letteraria segue il dictat dell’ispirazione.

Online oppure offline?

Offline.

Ha mai scritto una poesia? O ha mai sognato di scrivere una poesia?

Da molto giovane e forse come tutti i giovani, ho scritto qualche poesia. Nell’età adulta ho scritto qualche racconto. Ha avuto notevole apprezzamento “La caponata in corsia” in cui il primario di un ospedale si cimenta nella preparazione di questa squisita pietanza.

E un diario?

Si, durante le missioni in Africa.

Quale libro ha sul comodino?

Sto rileggendo “I promessi sposi”.

Qual è l’ultimo libro che ha regalato?

“La ladra di libri”.

I suoi scrittori preferiti?

Gabriel Garcia Marquez, Raymond Carver, Fedor Dostoevskij, Lev Tolstoj.

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Ricordi, passioni e…

Qual è stato il suo primo “esame”?

Fisica, un disastro. Unico 18 nel mio libretto universitario

Le parole che non mai detto?

Ti odio.

Il compleanno più bello?

I 18 anni.

C’è qualcosa a cui non rinuncerebbe?

L’amore.

E qualcosa a cui vorrebbe rinunciare?

L’invidia degli altri.

Una cosa che la appassiona?

Cucinare, leggere.

In cucina preferisce stare al tavolo o ai fornelli?

Ai fornelli.

Si mangia per sopravvivere o per godere?

Ambedue le cose, secondo i momenti.

Veg o carne?

Carne, ma non disprezzo la cucina vegetariana.

Birra o vino?

Vino, nettare degli dei.

Che cosa ama di più del suo Paese? E cosa meno?

Non c’è nulla che non può essere amato in Italia, tranne gli attuali politici.

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Curiosità

I giornali li legge sulla carta o online?

La mattina presto online, poi carta stampata soprattutto i locali.

Qual è la prima pagina che guarda sul giornale?

Beh, la prima pagina.

La televisione serve a guardare…

Non solo a guardare: non dimentichiamo che la televisione è stato il mezzo che più di altri ha educato gli italiani. Ci fu un’epoca nella quale venivano trasmesse lezioni di italiano, matematica, fisica e ancora adesso, malgrado il degrado di certe emittenti ci sono trasmissioni molto interessanti che avvicinano l’utenza alla cultura.

Chi le telefona più spesso?

A parte le telefonate di lavoro, i miei figli.

Il momento migliore della giornata: l’alba o il tramonto?

Sono ambedue due momenti magici durante i quali occorre solo il silenzio: all’alba per prepararsi ad affrontare il giorno, al tramonto per fare il bilancio della giornata o della vita.

E il miglior giorno della settimana?

Il lunedì, perché non sappiamo cosa ci riserva la settimana.

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Tempo libero

Quale musica ascolta e dove?

Soprattutto musica classica e lirica, la mattina mentre mi preparo, faccio colazione.

Il suo film preferito?

Mi piacciono i film di azione, quelli dove i buoni sconfiggono i cattivi.

Treno, auto o aereo?

L’aereo è più immediato e per ricoprire le lunghe distanze rimane l’unico possibile, ai giorni nostri. Il treno è affascinante, tranquillizzante; ti dà il tempo di meditare e di ammirare.

Lo sport preferito?

Tutti quelli che praticano gli altri.

Mare o montagna?

Mare, indiscutibilmente mare.

La vacanza più bella?

Di solito accoppio vacanza a lavoro, tranne nei casi in cui decidiamo con di visitare città, musei e luoghi caratteristici. In questi casi la vacanza più bella è quella che trascorri con i tuoi affetti.

La città italiana che più ama?

Non so ancora quale città italiana non amo.

La città europea più bella?

Praga.

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