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Avanti
“Le carte dicono che Maurizio Bonati è stato medico. Non lo ritrovo in questa categoria ma in quella di ricercatore: di vie d’uscita”, scrive su Recenti Progressi in Medicina Luca De Fiore in memoria di Maurizio, amico prezioso e autore storico del Pensiero. “Ricercatore di soluzioni possibili e concrete per contrastare malattie e disuguaglianze nel percorso della maternità, della nascita e della crescita. Ricercatore delle ragioni alla radice del disagio degli adolescenti. Ricercatore di un modo originale di confezionare una rivista – Ricerca & Pratica – che ha inseguito un obiettivo in/formativo in un contesto politico e culturale in divenire. E ancora, negli ultimi anni, cercatore della sola via d’uscita dal cronico trauma della guerra e della violenza del primo mondo verso le popolazioni dei paesi poveri, come Cuba”.
“La comunità internazionale dovrebbe mettere la tutela dell’infanzia al centro di ogni risposta umanitari” spiegava Maurizio nella sua ultima intervista pubblicata su Forward. “Non solo intervenendo con aiuti immediati, ma costruendo percorsi stabili di protezione, educazione alla pace, salute mentale. Serve una responsabilità collettiva, che riconosca ogni bambino come patrimonio umano da preservare, attivamente”. D’altronde, come non associare al suo nome la passione per i bambini e le donne come “popolazioni” sì fragili ma potenzialmente rivoluzionarie.
Quello di Maurizio era uno sguardo severo, raramente indulgente, quasi sempre inevitabilmente critico considerati i tempi che corrono. “Forse non bisogna appiattirsi a vedere e ascoltare quello che passa” scriveva. Bisogna guardare, ascoltare e pensare criticamente, fare rete e resistere. Forse per tenerlo qui con noi dobbiamo fare nostro il suo modo di agire nel mondo, le sue passioni, continuando a contrastare l’indifferenza, a scandalizzarci.
Il suo “Avanti!” era il suo stesso pensiero, ma anche l’invito incessante alla fine di una conversazione o di una email. Ora quell’avanti risuonerà forte e ci accompagnerà: una “gioia amara”, “un’amarezza felice”, come Fabio De Iaco definisce la nostalgia che altro non è se non “uno sguardo profondo e commosso che osserva l’oggi e intanto lo attraversa, ritrova quel che c’era dietro e prima e ne fa un’immagine sola”. Ecco, Maurizio, il nostro dovere adesso è proprio questo: “preparare nuove nostalgie”, con quella tua stessa volontà di guardare avanti immaginando e costruendo progetti capaci di cambiare le cose. Senza mai smettere di credere che ogni azione, anche piccola e solitaria, possa avere un suo effetto, sempre e ovunque. Avanti!
In memoria
Maurizio Bonati: amico prezioso, ricercatore di soluzioni


