Descrizione
Un bicchiere di vino può raccontare una rivoluzione? Per Thomas Jefferson la risposta era sì. Negli anni in cui rappresentò gli Stati Uniti a Parigi, il futuro presidente non si limitò alla diplomazia: osservò, assaggiò, confrontò. Era convinto che le abitudini enologiche di un popolo – come il vino viene fatto, scelto, bevuto – rispecchiassero qualcosa di più profondo: il suo modo di concepire la società e il potere.
Fu l’italiano Filippo Mazzei a indirizzarlo verso il Vino Nobile di Montepulciano. In quel vino Jefferson trovò qualità che andavano oltre il piacere sensoriale: equilibrio, misura, assenza di eccessi. Caratteristiche che, ai suoi occhi, si traducevano in un ideale politico preciso. Anche alla Casa Bianca questa passione ebbe un ruolo concreto: la tavola presidenziale diventò un luogo di costruzione del consenso, uno spazio in cui le relazioni si cucivano tra un calice e l’altro.
Il nuovo libro di Francesco Clementi e Antonio Gaudioso – pubblicato in edizione bilingue italiano-inglese – ripercorre questo intreccio sorprendente tra vino, cultura e pensiero politico. Lo fa senza idealizzare: le contraddizioni di Jefferson, a cominciare dal suo essere proprietario di schiavi, trovano spazio nella narrazione. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo in cui grandezza e zone d’ombra convivono, specchio di una democrazia che nacque già imperfetta.




