Prende il via oggi, 28 agosto, a Monaco di Baviera, l’ESC Congress 2026, il congresso annuale della European Society of Cardiology, in programma fino al 31 agosto. Quattro giornate dedicate alla ricerca e alla pratica clinica cardiovascolare, con un programma che quest’anno mette sotto i riflettori l’intelligenza artificiale, uno dei cambiamenti destinati a incidere maggiormente sulla medicina dei prossimi anni. Come ogni anno, la redazione di Cardioinfo sarà presente al Congresso per seguire i lavori e intervistare gli esperti.
L’ESC ha scelto infatti di dedicare uno specifico Spotlight on Artificial Intelligence alle applicazioni dell’AI nella pratica cardiologica, dalla lettura dell’elettrocardiogramma all’analisi delle immagini, fino alla predizione del rischio. L’obiettivo non è però presentare la tecnologia come sostituto del medico, ma esplorarne il ruolo come strumento capace di affiancare il professionista e rendere le decisioni più precise, rapide e sicure.
Il congresso porterà inoltre alla ribalta 59 studi clinici di particolare rilievo, presentati nel corso di 12 sessioni Hot Line: una mole di nuovi dati che testimonia la velocità con cui sta cambiando la cardiologia e che potrà contribuire a modificare la pratica clinica nei prossimi anni.
A Monaco saranno presentate anche nuove raccomandazioni della Società Europea di Cardiologia, tra cui le linee guida 2026 sullo scompenso cardiaco, quelle sulla riabilitazione cardiaca e quelle sulla gestione della malattia cardiovascolare nella malattia renale cronica. A queste si aggiunge la quinta definizione universale dell’infarto miocardico, elaborata in collaborazione con ACC, AHA e World Heart Federation.
Mentre il congresso di Monaco racconta la trasformazione della cardiologia attraverso la ricerca, le tecnologie e le nuove raccomandazioni cliniche, questa trasformazione diventa particolarmente evidente nelle Unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC), che non sono più soltanto il luogo deputato alla gestione dell’infarto acuto. L’evoluzione delle possibilità diagnostiche e terapeutiche ha ampliato progressivamente il loro campo d’azione, portando nelle unità intensive pazienti sempre più anziani, fragili, complessi e caratterizzati da più patologie concomitanti.
È cambiato, di conseguenza, anche il profilo professionale richiesto al cardiologo. La figura del medico prevalentemente dedicato alla cura dell’infarto ha lasciato progressivamente spazio a quella di un cardiologo intensivista, chiamato a confrontarsi con insufficienza multiorgano, instabilità emodinamica, supporti meccanici, ventilazione, complicanze acute e percorsi assistenziali che richiedono competenze multidisciplinari.
È proprio a questa trasformazione che guarda la seconda edizione di Terapia intensiva cardiovascolare a cura di Andrea Farina e Stefano Savonitto, appena pubblicata da Il Pensiero Scientifico Editore. Il volume arriva a sei anni dalla prima edizione e si presenta profondamente rinnovato, sia nei testi sia nell’apparato iconografico. La nuova edizione comprende inoltre una decina di nuovi capitoli e, secondo la recensione pubblicata sul Giornale Italiano di Cardiologia, circa il 40% delle voci bibliografiche è nuovo. Cogliamo l’occasione per anticipare che a giorni sarà disponibile anche la sesta edizione del Manuale di terapia cardiovascolare sempre a cura di Stefano Savonitto e, in questo caso, di Enrico Ammirati.
Terapia intensiva cardiovascolare è un manuale che nasce dall’esperienza dei cardiologi intensivisti dell’Ospedale Alessandro Manzoni di Lecco e affronta l’emergenza cardiovascolare attraverso una prospettiva dichiaratamente multidisciplinare. L’obiettivo non è soltanto quello di aggiornare le conoscenze relative alle singole patologie, ma di descrivere l’insieme delle competenze necessarie per affrontare pazienti la cui complessità è cresciuta insieme alla capacità della medicina di trattarli.
Questa impostazione rende il volume uno strumento rivolto a un pubblico ampio. Dal cardiologo che opera quotidianamente in UTIC al medico di Pronto soccorso, dai professionisti con responsabilità organizzative e gestionali agli infermieri impegnati nell’assistenza intensiva cardiovascolare.
Per il cardiologo, il manuale offre un aggiornamento sull’intero spettro delle cure intensive richieste dalle UTIC contemporanee. Per il medico d’emergenza affronta le possibilità terapeutiche e le scelte organizzative di fronte al paziente cardiovascolare complesso. Per chi si occupa di programmazione sanitaria raccoglie riferimenti agli standard di trattamento e alla dotazione di personale e tecnologie. E per gli infermieri propone indicazioni e strategie di trattamento delle principali sindromi cliniche in una forma chiara e operativa.
Il filo che unisce il congresso di Monaco alla nuova edizione di Terapia intensiva cardiovascolare è quello di trasformare rapidamente le nuove conoscenze in competenze utili alla cura dei pazienti.
L’intelligenza artificiale, i nuovi studi clinici, le linee guida aggiornate e le tecnologie di supporto possono cambiare profondamente ciò che è possibile fare in cardiologia. Ma la disponibilità di strumenti sempre più sofisticati rende anche più importante la capacità dei professionisti di interpretarli, integrarli nelle decisioni e applicarli a pazienti spesso molto diversi da quelli inclusi nei grandi studi clinici. Tutto questo è particolarmente evidente proprio nelle UTIC, dove la distanza tra innovazione e pratica clinica può essere misurata in termini di decisioni da prendere in tempi molto brevi e su pazienti ad alto rischio.
In questo senso, la seconda edizione di Terapia intensiva cardiovascolare si inserisce nel momento giusto, mentre la cardiologia internazionale si interroga a Monaco su come portare l’innovazione nella pratica, il manuale offre un aggiornamento concreto sulle competenze necessarie per affrontare l’emergenza cardiovascolare contemporanea.
Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

